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Venerdì 30 Luglio 2010
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Confcommercio: “Famiglie ancora prudenti” - CARLO PARETO

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L’Indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) segnala a gennaio 2010 un aumento dell’1,4% in termini tendenziali e una flessione dello 0,3% rispetto a dicembre. La riduzione registrata in termini congiunturali, che ha soltanto in parte attenuato la tendenza al moderato recupero della domanda dei nuclei familiari in atto da alcuni mesi, conferma, in ogni caso, “le difficoltà per questa variabile di instradarsi su un sentiero di crescita consolidata e sostenuta”.Dunque, “un atteggiamento ancora prudente da parte delle famiglie, soprattutto per le difficoltà del mercato del lavoro, che ha determinato a febbraio 2010, secondo quanto rilevato dall’Isae, un ulteriore peggioramento del clima di fiducia. Elementi di incertezza emergono anche sul versante del sentiment delle imprese. Infatti, a fronte di un miglioramento, a febbraio, del clima di fiducia degli operatori delle aziende manifatturiere e dei servizi, gli imprenditori del commercio rilevano un peggioramento”. Tra gli elementi “positivi che affiorano in questa prima parte dell’anno, e che potrebbero concorrere a migliorare il quadro generale, vi è la moderata ripresa dell’attività produttiva: l’indagine rapida di Confindustria evidenzia, a febbraio 2010, un incremento congiunturale della produzione industriale dello 0,8%, valore analogo a quello riscontrato a gennaio. Stando agli ordinativi (+1,4% congiunturale a febbraio) la tendenza dovrebbe proseguire pure nei prossimi mesi”.L’andamento favorevole mostrato a gennaio dall’Icc, in confronto al corrispondente mese del 2008, seguita Confcommercio, riflette un rialzo dei volumi acquistati dalle famiglie sia per i beni (+1,5%) che per i servizi (+0,9%). I prezzi dei beni e servizi che compongono l’Icc hanno realizzato, a gennaio 2010, una modesta espansione (+0,6%). Il dato risente della progressiva tendenza al rincaro dei prezzi dei servizi cui si è associata una contenuta lievitazione della componente relativa ai beni, al cui interno risultano in sensibile ascesa i carburanti. La domanda per beni e servizi ricreativi ha segnato una diminuzione tendenziale dello 0,3%. Variazioni positive si continuano ad osservare, all’interno di questo aggregato, per la componente relativa ai concorsi a pronostico, favorita anche da un continuo ampliamento dell’offerta, e per i prodotti audiovisivi.La domanda per i servizi di ristorazione e d’alloggio ha configurato, a gennaio, una discesa dello 0,7% in confronto al medesimo mese dello scorso anno, ratificando in pratica le difficoltà del comparto che nel 2010 potrebbe essere penalizzato anche dalla minor presenza di occasioni di spesa turistica (i “ponti”). A gennaio 2010 la componente più dinamica della domanda dei nuclei familiari è stata quella relativa ai beni e servizi per la mobilità, con un innalzamento rispetto allo scorso anno del 21,4%. Questo trend continua ad essere prevalentemente determinato dall’accresciuta domanda per autovetture e motocicli da parte di persone fisiche (anche se le prospettive a breve appaiono molto negative) e dalla ripresa della spesa per i trasporti aerei.Il dato di gennaio profila invece un miglioramento della domanda di beni e servizi per le comunicazioni e per l’Ict domestico (+2,4% tendenziale). La domanda per beni e servizi per la cura della persona ha mostrato, a gennaio, un ridimensionamento dello 0,3% in confronto all’analogo mese del 2009. Gli articoli di abbigliamento e calzature hanno palesato a gennaio - dopo l’incremento riscontrato a dicembre secondo le stime provvisorie delle vendite diffuse dall’Istat - una nuova riduzione della domanda (-4,2%). La domanda di beni e servizi per la casa ha fatto segnare, a gennaio, una lieve tendenza alla diminuzione (-1,4%). Infine, per quanto concerne i consumi delle famiglie per i prodotti alimentari, le bevande e i tabacchi, la stima per gennaio evidenzia una contrazione del 2,9% dei volumi acquistati.UIL - Confindustria e sindacati raccolgono l’auspicio presentato dal segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, di combattere uniti contro la crisi, lanciato in occasione del XV Congresso del sindacato. “Confindustria - ha detto il leader degli industriali, Emma Marcegaglia - è pronta a lavorare all’idea di una alleanza per il lavoro e lo sviluppo. L’ipotesi ci vede assolutamente d’accordo e siamo disponibilissimi a lavorare su questo. Mai come in questo momento, d’altra parte, la ripresa della crescita deve vedere imprenditori e lavoratori compattamente insieme”. Importante, per Marcegaglia, anche il richiamo arrivato dalla Uil per un cambio di passo: “L’abbiamo detto già da alcuni mesi, siamo pronti e disponibili ad impegnarci per questo”, ha proseguito Marcegaglia.“Dopo le regionali - ha da parte sua aggiunto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni - chiederemo al governo, insieme alla Uil, di incontrarsi con noi per dare un segno chiaro e visibile: o si riforma interamente il sistema fiscale o altrimenti ci mobiliteremo, anche con iniziative clamorose”. Pure per il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, che ha condiviso quanto affermato da Angeletti, emerge la necessità non più differibile, ha ribadito, che “l’Italia si doti di una riforma fiscale più equa più giusta e più moderna”. La Cisl condivide in toto la preoccupazione sul possibile depauperamento dell’occupazione segnalata dal XVI Congresso dal leader della Uil, Luigi Angeletti, per il quale nel 2010 sarebbero a rischio altri 200mila posti di lavoro. “Condivido l’allarme sull’occupazione. Bisogna fare di più perché non si sta facendo abbastanza. Occorre aumentare la domanda interna e consentire che gli investimenti siano più rapidi”, ha commentato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni al termine del discorso di apertura di Angeletti.Anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha pienamente concordato con il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, per i contenuti espressi nella relazione di apertura del XV Congresso nazionale del sindacato. “È vero – ha ammesso Sacconi -, c’è l’allerta occupazione, ma per l’Esecutivo è stato molto bello sentirsi dire di continuare per la strada intrapresa degli ammortizzatori sociali e degli investimenti nelle competenze e nella formazione”. E riferendosi alla revisione dell’attuale regime erariale, il titolare del Welfare ha rimarcato “vogliamo una riforma fiscale del tipo che il ministro Tremonti ha annunciato”. E di cui “il relativo cantiere – ha sostenuto - partirà operativamente subito dopo le elezioni, nella stessa direzione peraltro indicata da Angeletti e cioè: meno prelievi sul lavoro e più sulle cose e sui consumi”.Lo stesso premier ha in proposito affermato: “Abbiamo già avviato i preliminari di studio della riforma tributaria. In primo luogo, continueremo a mantenere l’impegno scritto nel nostro programma: non innalzare le tasse. In secondo luogo, intendiamo predisporre un sistema che dia ordine, che sia meno confuso, meno complicato e più razionale. Anche i commercialisti si mettono le mani nei capelli quando devono interpretare nella forma più autentica possibile le norme vigenti. Sarà un lavoro lungo e difficile ma abbiamo davvero l’intenzione di riuscirci”. Parola di Silvio Berlusconi, che l’ha trascritta nel suo nuovo libro “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”, di prossima uscita. Un volume curato da Antonio Palmieri, deputato del Pdl e responsabile Internet del partito.Ma un sì ad una riforma fiscale da avviare in tempi brevi che introduca un taglio delle tasse, non solo sui salari dei lavoratori, ma anche sui redditi delle imprese, a cominciare dall’Irap, lo ha sollecitato anche la numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, condividendo così l’invocazione rivolta dal leader della Uil, Luigi Angeletti, alla compagine governativa per l’avvio in tempi rapidi di una riforma dell’erario. “La richiesta di una rinnovata messa a punto fiscale ci vede d’accordo per la indispensabilità di tagliare da una parte le tasse ai lavoratori e dall’altra alle imprese per tornare a crescere. E per le imprese bisogna cominciare dall’Irap”.CASA - L’Italia è il paese dei proprietari di casa: dall’ultima rilevazione Istat (relativa al 2008) emerge infatti che circa 7 famiglie su 10 (il 68,5% del totale pari a 16,9 milioni di nuclei) sono proprietarie dell’appartamento in cui vivono mentre circa 2 su 10 (il 18,9% pari a 4,7 milioni) pagano l’affitto. Ma ci sono anche quelli più fortunati: infatti 3,1 milioni (il 12,6% del totale) vive in una abitazione in usufrutto o in uso gratuito. Le famiglie proprietarie di un immobile gravato da un mutuo (circa 300.000 nuclei familiari lo hanno rinegoziato nel 2008) rappresentano il 13,4% del totale (famiglie affittuarie, proprietarie e usufruttuarie), con percentuali che vanno dal 15,9% nel Centro-Nord all’8,2% nel Mezzogiorno. Questa situazione riguarda più spesso i nuclei di recente costituzione: ad esempio le giovani coppie senza figli (36,6%).Infine, i costi: nel 2008 le spese sostenute per l’appartamento (condominio, riscaldamento, gas, acqua, altri servizi, manutenzione ordinaria, elettricità, telefono, affitto, interessi passivi sul mutuo) costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare. Una famiglia spende in media 347 euro mensili, a fronte di un reddito netto (al netto delle poste figurative) di 2.465 euro mensili nell’anno solare precedente. Cioè: l’incidenza delle spese per l’abitazione sul reddito è pari al 9% per i nuclei più ricchi e al 30,5% per quelli più indigenti (in particolare, le famiglie che vivono in affitto).PMI - Sono state 136mila le domande di sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese pervenute al 31 gennaio 2010 (+16% rispetto al 31 dicembre 2009). Tenendo conto dei tempi di istruttoria (circa 30 giorni), sono già state accolte, fino a gennaio, quasi 100mila istanze per circa 8 miliardi di euro di mutui e leasing sospesi. “Dopo la forte accelerazione dei primi mesi, il numero delle aziende coinvolte nell’operazione sembra andare verso una stabilizzazione”, sottolinea una nota del ministero dell’Economia. Oltre ai mutui e ai leasing, “l’Avviso Comune ha recentemente incluso alcune fattispecie di operazioni di particolare interesse per il settore agricolo, nonché – si legge in conclusione del comunicato diramato da via XX Settembre - è stato ampliato anche ai mutui con agevolazione pubblica, se esplicitamente deliberato dall’ente erogante”.
 
 
 
 
 

 


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