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Venerdì 30 Luglio 2010
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Crocifisso, la strada è segnata - MAURIZIO LUPI

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Non posso che essere soddisfatto per l’accoglimento del ricorso presentato dal governo alla Corte europea dei diritti dell’uomo per impedire che, nelle nostre aule scolastiche, non venga più esposto il crocifisso. Si tratta di un passo in avanti importante e significativo che riconosce la validità delle tesi esposte ma, soprattutto, dimostra che non si può mettere in discussione un simbolo che è la base dell’identità culturale del nostro Paese e dell’intera Europa. E gran merito va al governo italiano che si è sempre dimostrato coerente e fermo nelle sue posizioni.In fondo, come disse Robert Schuman il 19 marzo 1958 di fronte al Parlamento europeo: «Tutti i Paesi dell’Europa sono permeati dalla civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa che occorre ridarle». Lui, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, padri nobili dell’Unione europea, erano tre credenti cristiani cattolici. Ed erano, come si dice con un’espressione che per molti mantiene un’ombra di ambiguità, tre “laici”. Nessuno di essi, infatti, si è mai sognato di imporre il cristianesimo come confessione “di Stato”. Ma nessuno di essi avrebbe potuto immaginare che l’Europa potesse farne a meno.L’accoglimento del ricorso presentato dall’Italia dimostra non solo il riconoscimento di un valore irrinunciabile dell’identità europea, ma anche che i cittadini non possono essere schiavi dell’ideologia di pochi magistrati. Più attenti ai loro pregiudizi che a ciò che emerge in maniera inequivocabile dalla realtà. Lo spagnolo Juan Manuel De Prada ha scritto: “La visione di un crocifisso chi può offendere? Non quanti non sono stati educati nel cristianesimo, poiché, per questi, un crocifisso sarà come il monolite che adoravano gli uomini delle caverne, una figura priva di significato religioso in cui, forse, scopriranno un significato storico. Non può esserlo per quanti, educati nel cristianesimo, non professano però la fede cattolica; e oserei dire che, per questi ultimi - i cristiani -, il crocifisso può riassumere le più nobili vocazioni dell’uomo: vocazione di dedizione e di carità, da un lato, vocazione di mistero e infinitezza, dall’altro. Nulla di offensivo, dunque. Il crocifisso, in definitiva, può offendere solo quanti vogliono che lo Stato diventi un nuovo dio, con potere assoluto sulle anime”.  Noi crediamo che sia stato doveroso dire ai burocrati europei come la pensa il Paese, quello reale e profondo. Manca ancora la decisione definitiva, ma la strada è segnata. Le prese di posizione pregiudiziali che talvolta strumentalizzano segni e simboli religiosi che hanno a che fare inevitabilmente con le radici culturali dell’Europa e con la fede di milioni di persone, non possono avere cittadinanza se vogliamo veramente costruire un’Unione europea solida e capace di affrontare le sfide che il futuro ci porrà davanti.
 
 
 
 
 

 


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