Venerdì 12 Marzo 2010 15:29
Il più grande problema che inquadra tutti gli ambiti della bioetica è senza alcun dubbio il tema dell’aborto. Al riguardo ho avuto la fortuna di venire a conoscenza di tutte le correnti e le opinioni delle diverse scuole di pensiero. Le scuole favorevoli e le scuole contrarie, dalle più moderate alle più estreme. Ho avuto, infatti, il vantaggio di frequentare nella mia università il corso di filosofia del diritto con il professor Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani e presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica, di cui è membro fondatore e di cui è stato presidente negli anni 1995-1998 e 2001-2006, ed è editorialista del quotidiano “Avvenire”. In più, essendo io un socialdemocratico, proveniente da una famiglia socialista, ho avuto anche la fortuna di sentire opinioni e idee facenti capo alla corrente opposta di quella del mio professore, rappresentata maggiormente in questi ultimi anni da quella coalizione nata nel 2005 dall’unione di socialisti e radicali: la Rosa nel pugno. Non mi ritengo, quindi, uno che parla per partito preso, uno che resta ancorato sulle sue idee non ascoltando le opinioni opposte ma, al contrario, uno che ha saputo elaborare tesi discordanti prima di tirare le sue conclusioni. Allora, il punto è questo. Vige in Italia una legge, la legge 22 maggio 1978 n. 194, che regola e disciplina le pratiche abortive. E, come ogni legge, dietro la disposizione scritta si cela una precisa “ratio”, ossia un motivo e una finalità con la quale è stata creata tale legge. In poche parole, il senso della legge. Ebbene la ratio della legge 194 è stato quello di porre fine a un fenomeno drammatico che si stava sviluppando in Italia: le pratiche di aborto clandestino. Tale legge, disciplinando e ammettendo le pratiche abortive in Italia, avrebbe dovuto porre fine definitivamente alle pratiche di aborto clandestino. In merito a tale norma, le conclusioni del mio professore universitario sono queste: è ridicolo legificare e dare sostanza normativa a un fenomeno solo per porre fine alla sua illegalità. Cosi facendo si dovrebbero legalizzare le droghe, per porre fine allo spaccio internazionale; si dovrebbe legalizzare il commercio di armi, per porre fine al loro commercio clandestino, eccetera, eccetera. Dunque la ratio su cui si basa la 194 non è una solida base in grado di giustificare un problema bioetico di una tale importanza come l’aborto.Vi era poi un’altra tesi, sempre sostenuta dal professor D’Agostino, che riguardava l’aborto come rappresentazione grafica e l’assenza di tale rappresentazione per il problema dell’aborto. Ogni problema importante che riguarda l’intera umanità, infatti, acquista, con il passare del tempo, un suo simbolismo e una sua rappresentazione grafica; pensiamo al problema della Guerra: se noi oggi pensiamo alla guerra, ci vengono in mente una serie infinita di simboli e di luoghi comuni, negativi, come la morte, gli stermini, le armi e la carestia, ma anche simboli positivi, come il coraggio, l’arte del combattere, la strategia, eccetera. Pensiamo anche al problema dell’abbandono, o dell’adulterio, sono tutti problemi che hanno delle precedenti rappresentazioni simboliche. Vi sono numerosi miti greci o leggende metropolitane che trattano tali temi: la leggenda di Romolo e Remo, la legge di Sparta che imponeva di “lanciare” dal picco del Taigeto ogni bambino nato menomato (tema dell’abbandono), oppure la tragedia dell’Edipo Re (tema dell’adulterio da cui nasce il famoso complesso di Edipo). Ma se pensiamo all’aborto, che è sicuramente un grande problema umanitario, esso non ha mai avuto nel passato alcuna rappresentazione e alcun simbolismo. Questi sono i due temi portanti esposti dal mio professore, che stimo e che ringrazio perché mi ha davvero illuminato su temi e questioni di cui prima ignoravo persino l’esistenza. Passando, invece, alla corrente opposta, quella dei favorevoli alla legge 194, si possono individuare altri concetti-cardine su cui posano opposte teorie e opposte dottrine. In primis dopo il successo della legge del 1978, gli abortisti oggi si battono per una nuova conquista: l’introduzione in Italia del cosiddetto aborto farmacologico (Ru486). A parte questo obiettivo, tra i capisaldi del pensiero favorevole alla 194 spiccano i numerosi esempi di quei casi in cui non si potrebbe fare a meno di abortire: in seguito a una violenza carnale subita da uno stupratore, in seguito a gravi malformazioni del feto che pregiudicherebbe la vita stessa del bambino, in seguito a gravidanze facenti capo a ragazze minorenni ritenute inadatte a sopportare la dura responsabilità di diventare mamme, eccetera.Descritte e analizzate le due opposte correnti di pensiero - i favorevoli e i non favorevoli alla 194 - la mia opinione ultima cerca di “sposare” alcuni elementi di entrambe le scuole di pensiero, cercando sempre di “operare” tenendo conto dei due principi assoluti che ritengo sacri e che fanno capo a ciascuna delle due diverse scuole: la libertà. Libertà intesa sia come libertà di scegliere, sia come libertà a non essere ostacolati da nessuno nel godimento della propria vita. Entrambi le scuole basano le loro idee sul tema portante della libertà, ma la interpretano in due sensi opposti, che sono appunto quelli appena analizzati. La verità è che la libertà, oltre al senso giuridico facente capo alla Costituzione - in cui non esiste un unico concetto di libertà ma la si individua caso per caso in ogni sua fattispecie di manifestazione (libertà di movimento, libertà di manifestazione del pensiero, libertà di associazione, eccetera, eccetera) -, è da intendere anche in senso più ampio e generale, come un unico concetto assoluto. E per far si che tale principio acquisti osservanza e non sia violato, è necessaria a mio avviso la conoscenza oggettiva di ogni fenomeno che la riguardi. In tema di aborto ad esempio, all’inizio io negavo l’esistenza di molti elementi e di molti fenomeni dei cui solo studiando bene il tema, seguendo i corsi, leggendo articoli e libri, sono venuto a conoscenza. Il tema dell’aborto è stato sottoposto al voto dei cittadini e, soprattutto, essendone i principali soggetti, delle donne. Ora, secondo voi, delle numerose donne che hanno votato, quante sapevano che l’embrione fosse già un essere umano a tutti gli effetti oppure fosse un qualcosa di “intermedio” ad esso? Sicuramente potevano avere una loro precisa idea, ma la verità assoluta non è nemmeno sicura a livello scientifico mondiale, poiché resta un dibattito ancora aperto. Non essendo a conoscenza di un tema cardine come questo, non avrebbero potuto sapere nemmeno se abortendo avrebbero compiuto un omicidio vero e proprio, oppure avrebbero solo tutelato la libertà di scelta della donna.Leggendo sull’Avanti! di domenica una lettera inviata alla redazione da Gianluca Olivero, mi sono ritrovato su alcune idee espresse dal lettore. A mio avviso, una legge che regoli e disciplini un qualsiasi problema in modo vincolante per tutti e, quindi, una legge cogente, non si può esprimere totalmente e chiaramente su una delle due “facce della medaglia” e dunque o a favore dell’aborto (promuovendo la scuola di pensiero dei favorevoli), oppure vietandolo (promuovendo i non favorevoli). Una legge che abbia un tale “peso sulla schiena” ovvero una legge che regoli il tema cardine della bioetica non può essere caratterizzata dall’assoluta cogenza e autorità, ma al contrario, dovrebbe ammettere entrambi le opinioni: promuovendo l’assoluto diritto di libertà di cui si parlava prima, ovvero lasciando la libertà di scelta alla donna di valutare la situazione che gli si presenta davanti e agire di proposito. Con ciò non voglio ne lanciare campagne radicali a favore dell’aborto, incitando tutte le donne ad abortire quando e se lo vogliano, e non voglio neanche vietare autoritativamente alle donne di abortire e dunque di tenersi il bambino anche in casi estremi (descritti sopra) oppure farle ricorrere alle pratiche clandestine. Cosi facendo si permetterebbe solo di far scegliere al singolo soggetto quale sia la soluzione che ritenga più giusta: se è a favore dell’aborto e se la situazione secondo lui lo necessita, abortisca; al contrario, si può essere liberissimi di non farlo. Infine, occorre, a mio avviso, una maggiore informazione e un maggior riscontro mediatico-culturale sui dibattiti bioetici riguardo il tema dell’aborto. Occorre far sapere a tutti come funziona tale pratica e cosa veramente si fa compiendo l’atto abortivo: insomma, una maggior chiarezza anche della disposizione contenuta nella legge.