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Venerdì 30 Luglio 2010
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Il futuro della responsabilità sociale d’impresa - CARLO PARETO

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Il futuro della responsabilità sociale d’impresa (Csr) in Italia. E il ruolo di istituzioni, università e organizzazioni no profit. Di questo si è discusso durante il convegno “Csr: nuovi scenari e nuove prospettive”, promosso da Inail e Italia Lavoro e tenutosi di recente a Roma. “Questo tema non è stato purtroppo tenuto in grande considerazione in questi anni - ha dichiarato Marco Fabio Sartori, presidente dell’ente antinfortunistico - e noi con Italia Lavoro intendiamo rilanciarlo. L’impegno di Inail sulla responsabilità sociale d’impresa non è comunque di oggi. L’istituto - ha aggiunto - è infatti tra i fondatori dell’associazione per la diffusione della responsabilità sociale d’impresa, nata nel 2004 e che vede tra i fondatori il ministero del Lavoro e l’Università Bocconi. E poi da tempo l’Inail riconosce agevolazioni contributive alle aziende che hanno investito in materia di responsabilità sociale”. Il numero uno dell’istituto ha quindi esortato “a guardare con attenzione a un’evoluzione positiva della legislazione, che possa portare a un bilancio ‘civilistico’ più ampio e completo”. Degli interventi del governo in materia di responsabilità sociale ha poi parlato Francesco Verbaro, segretario generale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. “Stiamo intervenendo ad ampio raggio - ha informato - su tutte le problematiche che riguardano il welfare e il benessere sociale e occupazionale delle persone. In quest’ottica la responsabilità sociale d’impresa diventa uno strumento importante, affinché si abbia maggiore condivisione delle responsabilità sui cittadini e su coloro che operano nella società, proprio per aiutare i soggetti che lavorano e che hanno bisogno di maggiore assistenza e di maggiore tutela”.“Dobbiamo quindi aiutare - ha sottolineato Verbaro - i soggetti che pongono attenzione alle esternalità positive della loro azione, che cioè guardano con attenzione ai risvolti sociali del loro agire, anche economico. In quest’ottica abbiamo già iniziato a operare - ha concluso Verbaro - sempre sulle linee guida del Libro Bianco e agiremo concretamente con le nostre iniziative controllate Inail e Italia Lavoro”. All’appuntamento è intervenuto anche Natale Forlani, presidente e ad di Italia Lavoro, che ha rimarcato i ritardi in materia di Csr nel nostro Paese. “Siamo sicuramente indietro - ha detto - rispetto a dei parametri che in Europa si stanno sperimentando, ma credo comunque che la crisi economica abbia dato consapevolezza maggiore sul fatto di dare valore all’investimento sociale. Fino a questo momento - ha seguitato Forlani - la responsabilità sociale è stata vissuta come una nicchia nelle attività delle imprese, più che altro lasciata ai tentativi di alcuni imprenditori illuminati”. “Manca l’approccio culturale - ha notato Forlani - si ritiene, sbagliando, che siano i prodotti più astratti come il mercato e le azioni, a fare la qualità dell’azienda. In realtà a fare la qualità è la capacità di investimento su quei fattori come, ad esempio, le risorse umane e i legami con i fornitori”. E spunti su nuove strade per la diffusione della Csr sono arrivati principalmente dal mondo accademico. “È importante mantenere alta l’attenzione su questo tema - ha affermato Luciano Hinna, docente all’Università Tor Vergata di Roma e direttore del Cispa -. Più cresce l’attenzione sulla responsabilità sociale, tanto meno è il ‘valore’ del bilancio sociale, che va tuttavia redatto e pubblicato, ma per colpire gli stakeholders è necessario coinvolgerli nella parte di definizione degli indicatori di performance”. Secondo Hinna la nuova frontiera è quella di “convogliare appieno gli stakeholders, chiamarli anche a certificare le performance in materia di responsabilità sociale. Non sto dicendo di non fare più il bilancio sociale, ma che bisogna fare di più cointeressando direttamente gli stakeholders, sia nella fase di definizione degli indicatori di performance, sia nella fase di certificazione”. E sulle metodologie si è concentrato Giuseppe Pennisi, docente all’università europea di Roma. “In materia si sono sviluppati - ha sostenuto - metodi tecniche e procedure basate sulle ponderazioni variabili dei costi e dei benefici a seconda dei livelli di reddito e di consumo delle varie categorie di soggetti coinvolti. Nel XXI secolo e in Paesi avanzati ad economia di mercato l’enfasi si deve spostare a come coniugare il breve e medio con il lungo termine”. “Dato che previsioni e scenari a lungo termine sono ardui da costruire”, Pennisi ha concluso chiedendo se non fosse il “caso di spostare l’accento nella Csr dall’analisi del rischio all’analisi dell’incertezza”.
 
 
 
 
 

 


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