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Venerdì 30 Luglio 2010
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Cefalonia 1943, la storia dimenticata

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Non viene scritto sui libri di storia che i ragazzi italiani usano nel quinto anno delle superiori. Non viene ricordato in televisione. E il presidente Carlo Azeglio Ciampi è stato il primo dei nostri capi di Stato a recarsi sul luogo per una commemorazione ufficiale. A Cefalonia e Corfù, due delle splendide isole Jonie, già territorio della Serenissima e patria di Ugo Foscolo, tra l8 e il 23 settembre 1943 si consumò una delle più bestiali tragedie della seconda Guerra mondiale. Diecimila, tante furono le vittime, i martiri, di questo insensato carnaio: vittime, non eroi, purtroppo, come qualcuno vorrebbe gabellare per rivendersi una storia edificante a sostegno della vulgata resistenziale. La versione ufficiale, infatti, parla di un grandioso episodio di resistenza antinazista, che avrebbe veduto compatti i dodicimila fanti della Divisione Acqui esprimersi in un plebiscito per la lotta al tedesco invasore. Ma, sopraffatti dalla superiorità di uomini e mezzi del nemico, essi sarebbero stati quasi tutti trucidati dai nazisti, che addirittura, dopo averne imbarcate diverse migliaia su navi da carico, li avrebbero fatti affogare in massa. E la verità, invece, è che i diecimila soldati e ufficiali sterminati furono traditi, mandati a morte sicura. Il primo dei tradimenti fu compiuto dal capo del governo italiano, Pietro Badoglio, che, dopo aver accettato larmistizio con gli angloamericani, fu incapace di gestirne le conseguenze, gettando lintera compagine delle Regie Forze Armate nel caos più completo. Il 14 settembre ad Antonio Gandin, il comandante della Acqui, giunse lordine di attaccare i tedeschi. Ordine che scavalcava quello impartito dal comandante darmata, generale Vecchiarelli, da cui la Divisione Acqui dipendeva, e che era per giunta illegittimo, perché il Regno ancora non era formalmente in guerra con la Germania. Infatti nel dopoguerra nessuno dei rappresentanti militari del governo Badoglio volle assumersi la responsabilità di quellordine, il cui scopo era solo di guadagnare benemerenze presso i nuovi padroni angloamericani a prezzo di migliaia di morti italiani. Questo ordine giunse quindi nel momento in cui, mosso da moderazione e dalla consapevolezza di evitare il benché minimo spargimento di sangue tra italiani ed ex alleati germanici, il generale Gandin tentava di portare avanti trattative con essi, verso i quali nutriva un sincero cameratismo maturato in tre anni di guerra fianco a fianco. E qui intervenne il secondo tradimento: i tedeschi fin dallinizio condussero con totale malafede ogni contrattazione con le divisioni italiane in Grecia, diffidando degli ufficiali italiani e ben decisi a internare i soldati dopo aver promesso loro la libertà in cambio del disarmo. La Acqui fu coinvolta in questo losco gioco, ma la sua sorte fu terrificante perché intervenne il terzo dei tradimenti. Si ebbero casi di disordini tra le truppe, un ufficiale venne ucciso e altri feriti, con laccusa di essere amici dei tedeschi. Il gagliardetto del generale fu strappato e calpestato dalla soldataglia che si aspettava, e pretendeva, da un momento allaltro il tutti a casa. Furono anche distribuite armi ai comunisti greci. Infine, ufficiali esaltati e facinorosi (alcuni di questi furono poi addirittura decorati al valore!), in totale insubordinazione, decisero di passare alle vie di fatto coi tedeschi nonostante il loro generale comandante stesse trattando le condizioni di rimpatrio delle truppe. Il 13 settembre fu proditoriamente ordinato il fuoco contro i germanici e con questa azione si ruppe ogni ponte gettato per una soluzione non cruenta della crisi. Gandin, umiliato e disorientato, posto con le spalle al muro dagli ordini assurdi di Brindisi, decise allora di saggiare il morale delle truppe attraverso la consultazione dei cappellani e dei comandanti di reparto, per determinare quale linea dazione sarebbe stata migliore: alla fine si risolse a obbedire a Badoglio e combattere. Nel dopoguerra questo gesto fu dato a bere come un referendum con cui un generale faceva democraticamente decidere ai suoi uomini di attaccare i tedeschi. Per reazione giunse ai comandanti tedeschi un ordine direttamente da Hitler: tutti gli ufficiali dovevano essere fucilati come franchi tiratori; identica sorte per i soldati presi con le armi in pugno. Solo coloro che avessero disertato in tempo sarebbero stati risparmiati e internati. Non avendo il Regno dichiarato guerra alla Germania, ed essendo nata nel frattempo la Rsi, quel franchi tiratori costituiva la foglia di fico legale con cui giustificare una strage che non aveva altro scopo se non la vendetta e lesempio per qualsiasi altra unità che avesse avuto in animo di reagire contro i germanici. Iniziò quindi la carneficina. La divisione combatté contro i germanici per una settimana, ma a causa della superiorità della Luftwaffe, delle diserzioni, del crollo morale e dellisolamento, alla fine i tedeschi ne ebbero ragione. Le Nazioni Unite non inviarono, né permisero che il Regio Governo mandasse alcun aiuto alle truppe combattenti, che si trovavano a poche ore di navigazione dalla Puglia. Gli angloamericani erano troppo occupati a radere al suolo le città italiane per inviare anche un solo aereo in ausilio ai difensori di Cefalonia. E questo fu il quarto tradimento, perpetrato in aperto spregio alle dichiarazioni del Memorandum di Quebec, nel quale Churchill e Roosevelt si impegnavano a fornire tutto laiuto possibile alle truppe e al popolo italiano ovunque questi avessero opposto resistenza ai tedeschi. I germanici, padroni ormai del campo, iniziarono a sterminare senza pietà i prigionieri, compresi i feriti negli ospedali. Gli è che i carnefici non furono le SS, ma truppe da montagna dellEsercito, e per questo il governo della Repubblica Federale Tedesca tenne un imbarazzato silenzio sulleccidio: finché infatti si potevano gettare le colpe sulle SS tutto andava bene. Meno bene invece quando risultavano coinvolti ufficiali e truppe delle forze apolitiche del Reich. E dunque meglio insabbiare tutto. E questo è il quinto tradimento. In Germania questa strage fu totalmente rimossa, tranne che nei recentissimi studi di pochi storici. Il sesto, il più vergognoso di tutti, fu il tradimento compiuto dal governo italiano nel dopoguerra. Leccidio di Cefalonia fu relegato negli episodi di serie B della guerra di Liberazione, la cui memoria, artatamente sottoposta a grossolane operazioni di make-up, rimase appannaggio esclusivo delle organizzazioni combattentistiche delle Forze Armate. Mentre si esaltavano le imprese, vere o favoleggiate, dei partigiani, e si celebravano le vittime delle rappresaglie naziste, i diecimila morti della Acqui venivano letteralmente cancellati dalla storia di rappresentanza, esiliati in un dimenticatoio fatto di libri invenduti, sommesse cerimonie e furtive commemorazioni alla presenza di poche centinaia di reduci, senza risonanza alcuna sui media. Gli esaltati che serano ammutinati al generale Gandin furono decorati, ma sempre in sordina, mentre contemporaneamente li si processava per insubordinazione e sedizione, prosciogliendoli ma non assolvendoli, reati che comportano la pena di morte in tempo di guerra. I diecimila morti poi venivano tutti riuniti in un unico calderone, sotto la generica etichetta di eroi di Cefalonia: ma come detto ben pochi di essi furono eroi, al massimo martiri, sicuramente vittime, la maggior parte dei quali venne coinvolta suo malgrado nelle sconsiderate operazioni volute dai sediziosi. Inoltre, mentre da quattro a seimila di essi furono effettivamente trucidati dai tedeschi, i rimanenti invece perirono nel tragico affondamento delle navi che li trasportavano a nord, come prigionieri o aderenti alla RSI, sulle mine o per gli attacchi aerei alleati. Sulla Acqui si doveva tacere: era una pagina nera per la disciplina dellEsercito, per i tedeschi, per gli angloamericani. I suoi caduti potevano far massa nei tanti cahier de doleances, ma era necessario che non si indagasse troppo su di essi.

Donatella bellini
 
 
 
 
 

 


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