QUOTIDIANO L'AVANTI

Giovedì 02 Settembre 2010
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Una Tokyo da sogno

Grazie ai reality televisivi i nuovi divi sono gente comune, personaggi ordinari alla portata degli spettatori, un po’ come i naufraghi del romanzo “L’isola di Tokyo” di Natsuo Kirino (Giano Editore, 384 pagine, 17 euro) in cui la lotta per la sopravvivenza non è parte di una finzione temporanea ma la conseguenza di un destino avverso. Definito un “Lost” in salsa giapponese per i frequenti scarti temporali e le intrusioni nel fantastico, il libro adotta un intreccio più lineare, incentrato sul rapporto uomo-donna, le cui ripercussioni investono l’assetto familiare, rivoluzionandolo.Un ruolo trasgressivo viene attribuito alla donna, capace di adattarsi alle situazioni più estreme senza perdere la propria dignità e di trasformarsi in una seduttrice avvezza a servirsi del sesso come strumento di potere. Al contrario, le figure maschili appaiono prigioniere degli istinti più bestiali, bisognose di una guida anche spirituale (lo spirito della defunta Kazuko rivelatosi attraverso il fratello) e piuttosto insignificanti rispetto alla personalità della protagonista, venerata al pari di una divinità e desiderata nonostante l’età matura.Durante un vano tentativo di fuga di Kiyoko, si verificano a Tokyojima degli importanti cambiamenti: il suo quarto marito, recuperata la memoria, viene proclamato re dell’isola e un’ulteriore frattura, in seguito all’arrivo dei soccorsi che prelevano il reietto Watanabe, si crea fra i naufraghi. Alcuni vorrebbero condurre nel novello Eden uno stile di vita primitivo, altri continuano, invece, a sperare in un ritorno alla civiltà. Con l’arrivo sull’isola delle filippine Goddess, la protagonista perderà anche il suo status di unica donna di Tokyojima, dovendo per giunta gestire un’inaspettata gravidanza, frutto delle continue violenze subite da parte del cinese Yan. La sopravvivenza a Tokyojima è complicata dall’ostilità tra cinesi e giapponesi che vivono in zone separate, distinguendosi gli uni per la maggiore abilità nel procacciarsi il cibo e nel cucinarlo, gli altri per la predisposizione verso le arti e il sapere. Lungi dall’essere fine a se stessa, la contrapposizione fra tokyesi e hongkong rimanda all’eterno dissidio esistente fra esperienza e cultura: se la barca è il bene più prezioso, la carta è il solo a non poter essere fabbricato. Emblematica, dunque, la sorte subita dal diario di viaggio di Takashi, rubato e poi divorato da Watanabe affinché muoia con lui. Scompare così l’unica testimonianza scritta dell’accaduto, destinato ad essere tramandato ai posteri sotto forma di racconto orale: i due gemelli di Kiyoko, separati alla nascita, conosceranno solo una versione parziale della verità, da cui la censura degli adulti ha cancellato ogni nefandezza al fine di renderla più accettabile. Dopo aver ritratto il disagio giovanile in “Real world” (Neri Pozza Editore), la Kirino si conferma acuta contestatrice della società nipponica: non è un caso che la Tokyo ideale debba rinunciare ai miti della società contemporanea, tra cui il culto della bellezza - decaduto su un’isola in cui non esistono specchi -, per ritrovare l’innocenza perduta ed intraprendere un cammino ispirato a sentimenti di pace e tolleranza. MONICA FLORIO

Jesi, Abbado rende omaggio a Pergolesi

Sotto l’Alto patronato del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il concerto di Claudio Abbado con l’esecuzione dello Stabat Mater di Pergolesi del prossimo 25 settembre a Jesi, si concluderà la seconda parte delle Celebrazioni pergolesiane iniziate in primavera con grande successo di pubblico e di critica con “Il Flaminio” e “L’Adriano in Siria”, con gli intermezzi della “Serva Padrona” diretti da Dantone. Il Festival di settembre registrerà modifiche sostanziali alla programmazione in seguito alla cancellazione dei comitati nazionali - tra i quali quello per le celebrazioni del terzo centenario della nascita di Pergolesi - e all’impasse economica che non permette di avere certezza dei finanziamenti pubblici e privati a suo tempo concordati. I due allestimenti operistici, cioè la nuova produzione de “Lo frate ‘nnamorato”, prevista il 3 settembre, e “L’Olimpiade” programmata per il 10 settembre, oltre all’Oratorio Li prodigi della divina Grazia nella conversione e morte di San Guglielmo Duca d’Aquitania, previsto l’11 settembre, non potranno quindi essere realizzati. Il Festival si aprirà, dunque, venerdì 17 settembre con il grande clavicembalista olandese Gustav Leonhardt, uno dei più importanti interpreti a livello mondiale, nel piccolo Teatro La Fortuna di Monte San Vito in un concerto che alterna Johann Sebastian Bach a compositori italiani del Settecento che hanno scritto per strumento a tastiera. Montecarotto, nel suo Teatro Comunale, accoglie poi l’appuntamento di sabato 18 settembre (replica il 19) con La servante maitresse. Si tratta della versione francese dei noti intermezzi de La Serva padrona, che con il libretto di Pierre Baurans andò in scena a Parigi alla Comédie Italienne il 14 agosto 1754, nel pieno della Querelle des bouffons scoppiata nel 1752 quando gli intermezzi pergolesiani, nella loro originale versione italiana, vennero rappresentati fra un atto e l’altro di Acis et Galatée di Lully, provocando l’acceso dibattito fra i sostenitori dell’opera buffa italiana e quelli dell’opera francese. Nella versione che ascolteremo a Montecarotto, Pierre Baurans aggiunse alcuni numeri musicali alla partitura pergolesiana e utilizzò il dialogo parlato al posto dei recitativi. L’esecuzione sarà affidata a giovani interpreti: sono i cantanti della Scuola dell’Opera di Bologna - Davide Bartolucci e Lavinia Bini - insieme con gli Strumentisti della Scuola di Formazione del Progetto Sipario della Fondazione Pergolesi Spontini. Dirige Giacomo Sagripanti. La regia è affidata a Juliette Deschamps, una delle figure di spicco della scena teatrale francese.Gli strumentisti e cantanti della Scuola di Formazione del Progetto Sipario sono i protagonisti del concerto di domenica 19 settembre alla Chiesa degli Aroli. “Musica al quadrato” è il titolo del concerto che alterna musica di Stravinskij alla novità, un omaggio al compositore jesino, di Luciano Di Giandomenico Chiuso nel centro, Orfeo cantata per voci, archi e nastro magnetico, da Pergolesi.La chiusura del Festival spetta, dunque, all’atteso ritorno di Claudio Abbado e dell’Orchestra Mozart: dopo l’inaugurazione delle Celebrazioni pergolesiane nel giugno 2009, il maestro Abbado torna al Teatro Pergolesi sabato 25 settembre con il capolavoro di Pergolesi, lo Stabat Mater, preceduto dalla musica di Bach: Ich will dir mein Herze schenken, aria per soprano dalla Passione secondo Matteo BWV 244, Erbarme dich, mein Gott, aria per contralto dalla Passione secondo Matteo BWV 244, Es ist vollbracht, o Trost aria per contralto dalla Passione secondo Giovanni BWV 245 e il Concerto per violino in mi maggiore per violino, archi e basso continuo BWV 1042. Solisti d’eccezione con il soprano Julia Kleiter, il contralto Sara Mingardo e il violinista Giuliano Carmignola.RENATO RIBAUD
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