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Mercoledì 10 Marzo 2010
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“Piennolo d’oro”, sapori campani

In Campania, nella terra della pasta più buona d’Italia, precisamente a Gragnano, da oggi all’11 marzo si svolge l’ottava edizione del premio “Piennolo d’oro”, che vede riuniti chef italiani per cucinare con il “piennolo”, pomodorino rosso dell’area vesuviana, piatti raffinati ed originali. Il premio si articola intorno ad una gara fra chef che si sfidano, ideando una ricetta a base di pomodorino del Vesuvio e pasta di Gragnano. I cuochi iscritti al concorso hanno inviato entro il 20 febbraio scorso una ricetta di loro invenzione legata al piennolo, ovvero al pomodorino a pendolo, unita al loro curriculum. Il comitato organizzatore si è riunito successivamente per scegliere 10 ricette inviate da chef di tutta la penisola e 50 di chef campani che gareggiano insieme nei giorni del festival della gastronomia a suon di pentole nelle cucine della Maccaroneria, ristorante interno al pastificio Afeltra di Gragnano. A presiedere il concorso è stato chiamato la stella michelin Michele Deleo dell’Accanto di Vico Equense. I riconoscimenti alla migliore cucina e ai loro chef verranno assegnati durante il galà conclusivo la sera di mercoledì prossimo.La novità di questa kermesse culinaria all’interno del “Piennolo d’oro” è l’istituzione del premio “Amici del Pomodorino”, curato da Laura Gambacorta e creato per assegnare un riconoscimento a personaggi del mondo della comunicazione, dello spettacolo e della politica che, a vario titolo, contribuiscono alla diffusione dell’immagine del pomodorino del Piennolo. Tra i premiati ci saranno Patrizio Rispo (attore e appassionato di cucina), Mario Scaturchio, nome storico della pasticceria napoletana, Elsa Mazzolini, direttrice della rivista “La Madia travelfood”. Subito dopo la consegna dei riconoscimenti che avverrà mercoledì prossimo, i premiati saranno “obbligati” a cimentarsi ai fornelli in una goliardica sfida tra loro. Il premio “Piennolo d’oro” è ideato dal patron dell’Ente Vesuviamo, Andrea Riccio, che ha ripreso un’antica tradizione familiare. Il nonno di cui porta il nome, già negli anni '60 organizzava una gara fra cuochi del vesuviano per valorizzare il pomodorino del piennolo, oro rosso delle terre campane alle pendici del vulcano. Anche il suo colore rosso fuoco è un regalo del vulcano, dicono gli anziani, perché le radici dei pomodorini si nutrono della lava stessa del Vesuvio. La storia del premio unisce radici antiche a nobili intenti e segue la linea progettuale dell’associazione creata proprio come ente di promozione turistico gastronomico dei tanti comuni in provincia di Napoli, che fanno da corolla al Vesuvio. Ed è esclusivamente sulle terre laviche che cresce questa tipologia di pomodorino, da quest’anno riconosciuto come prodotto Dop.

Per festeggiare questo grande traguardo raggiunto, il premio passa da regionale a nazionale, calamitando una maggiore attenzione dei media ed è per questo che l’ente di promozione vesuviano ha formulato una serie di eventi collaterali al premio, racchiusi in un vero e proprio festival della gastronomia. Eventi che spaziano dal mercatino del pomodorino, con tutti i produttori in esposizione, alla presenza di ristorazioni emergenti, dalle degustazioni di vini e olii, ai gastro-caffè letterari e anche visite guidate alla sede prestigiosa del festival, il premiato pastificio Afeltra di Gragnano, scelto da Slow Food come una delle sedi dell’università di Pollenzio.

GUERRINO MATTEI

Un Amarcord della vecchia Europa

“Mi sento ospite di questo nuovo secolo che è appena iniziato, sono più interessato al secolo precedente che si è concluso. Il sentimento che io vivo è che ho trovato nel romanzo di Iwaskiewicz è legato alla vecchia Europa che se ne va”: ecco quanto ha dichiarato Alvis Hermanis, unanimemente acclamato in tutta Europa come uno dei registi più innovativi ed interessanti della sua generazione. “Le signorine di Wilko”, la commedia in scena per la sua regia al Teatro di Roma, riecheggia a pieno quest’idea nella sua realizzazione che si tiene oltretutto fedele al delicato, quanto intrigante, romanzo di Jaroslaw Iwaszkiewicz.Nato a metà degli anni Sessanta, e direttore del Teatro di Riga da oltre un decennio, Hermanis cresce a cavallo di due epoche, tra il declino e la caduta dell’impero sovietico e la rapidissima transizione che ha portato il suo Paese a diventare parte dell’Unione europea: tutto ciò ne segna fortemente la ricerca scenica. Il suo lavoro registico si evidenzia soprattutto nel porre in risalto l’autentica personalità d’ogni attore, collocandola poi al personaggio che questi dovrà ricoprire. Nell’efficace realizzazione, egli rivela ancora una volta la sua estetica iperrealista, attraverso la forma di un’interpretazione che trova comunque le sue radici nel segno della tradizione teatrale. Ciò, pur rifacendosi al teatro lettone, che ha subito la doppia influenza del teatro russo di Stanislavskij e di quello tedesco di Brecht.Alvis Hermanis si confronta qui per la prima volta con attori italiani. Sergio Romano (che ha implicitamente l’impegnativo ruolo dell’io narrante) incarna l’unico personaggio maschile dello spettacolo, mentre Laura Marinoni, Patrizia Punzo, Elena Arvigo, Irene Petris, Fabrizia Sacchi e Alice Torriani danno corpo alle sei sorelle nell’intera struttura e racconto, animando a pieno l’azione col loro ben affiatato e vivace lavoro di gruppo. Ne è dunque protagonista Wiktor Ruben, uomo di mezza età che, colpito da un grave lutto, viene consigliato dal medico di prendersi un periodo di riposo e decide di recarsi nel villaggio di Wilko dove, in gioventù, era solito trascorrere le vacanze. Qui, come in un viaggio a ritroso nel tempo dal vago sapore proustiano, Wiktor rincontra cinque sorelle conosciute in gioventù, “le signorine di Wilko” appunto, cui lo legano numerosi ricordi: era stato fidanzato con una di loro, ora scomparsa. Era stato inoltre l’istitutore della maggiore. Il loro inatteso ritrovarsi sconvolgerà il già delicato equilibrio emotivo delle sorelle, ormai adulte, nel lento scorrere delle lunghe e calde giornate estive. Il romanzo di Jaroslaw Iwaszkiewicz, adattato per il teatro dallo stesso regista Hermanis, riserva un’attenzione particolare al temi del ricordo e della memoria, ambientati negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. Si tratta in sintesi di una magistrale riflessione sul tempo che, inesorabile, scorre. Le coreografie sono di Alla Sigalova. La scena di Andris Freinbergs, scura ed essenziale, arredata da un armadio e un letto, contiene delle gabbie di vetro entro le quali agiscono i protagonisti, a significare il cristallizzarsi del tempo. Concetto che se appare chiaro al critico non lo è altrettanto per lo spettatore. A dare comunque lucentezza al claustrofobico ambiente contribuiscono i vivaci e colorati abiti delle protagoniste, firmati da Gianluca Sbicca. Il disegno luci è di Paolo Pollo. Le musiche polacche degli anni Quaranta, che fanno da commento, sono arricchite da canzoni i cui titoli pronunciati in lingua originale sono stati ampiamente storpiati, facendo inorridire alcuni spettatori polacchi presenti in platea.

La produzione è dell’Emilia Romagna Teatro Fondazione nell’ambito del Progetto Prospero, insieme al Teatro Stabile di Napoli, a Nuova Scena Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna. Va infine ricordato che di “Le signorine di Wilko” ebbe anche una versione cinematografica di Andrej Waida e fu a suo tempo candidato all’Oscar come miglior film straniero.

RENATO RIBAUD
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