Napoli torna a celebrare il barocco con una serie di interessanti iniziative, volte a sottolineare il legame profondo tra la città e la straordinaria stagione artistica barocca, a lungo sottovalutata a causa di vecchi pregiudizi legati all’illuminismo ma ampiamente rivalutata, già nel secolo scorso, da grandi pensatori come Benjamin e Riegl.“Ritorno al barocco” è un ampio progetto espositivo, a cura di Nicola Spinosa, che comprende sei esposizioni tematiche in altrettante sedi museali a Napoli - Museo di Capodimonte, Castel Sant’Elmo, Certosa e Museo di San Martino, Museo Duca di Martina, Museo Pignatelli, Palazzo Reale - e coinvolge l’intera città e il territorio regionale con itinerari nei luoghi barocchi: chiese, certose, collegiate, palazzi, musei regionali. Un affascinante percorso di storia e d’arte, in programma fino all’11 aprile, che comprende da Caravaggio a Francesco Solimena, ai tardi esponenti dell’ultima stagione del barocco napoletano.La scelta di Napoli come teatro dell’iniziativa è profondamente simbolica: la città, costantemente segnata da contraddizioni tra vizi e virtù, miseria e nobiltà, fasti e misfatti, con atteggiamenti caratterizzati da forme d’insanabile individualismo e di coinvolgente generosità, con punte di altissima produzione culturale alternate a manifestazioni di esteso provincialismo, viene vissuta e percepita come un vasto scenario, un “gran teatro del mondo”, dove si realizzava un inestricabile intreccio di natura e artificio, storia e mito, realtà e fantasia. Il Barocco, quindi, come metafora o, meglio, come condizione reale e permanente di Napoli e dei napoletani, percepita nell’insieme come nei particolari: un continuum interminabile, coinvolgente e barocco, di antico e nuovo, di passato e presente, di speranze e delusioni, di passioni e timori.“Ritorno al barocco” riesce a restituire l’immagine di splendido insieme di arte e cultura, quale apparve Napoli ai tanti viaggiatori italiani e stranieri che la visitarono nel Seicento, nel Settecento e ancora nel primo Ottocento. Un insieme straordinario, tra chiese, palazzi e musei, che evidenzia e riafferma singolarità, originalità e valori della lunga stagione di altissima civiltà europea e mediterranea, quale è stata quella del barocco napoletano. Le opere in mostra sono raccolte in due prestigiosi volumi editi dalla casa editrice “artèm” di Napoli, nata soltanto nel 2008 ma già affermatasi nel panorama editoriale grazie a un catalogo di qualità e alla scelta ricercata delle pubblicazioni. Seguendo lo stesso filo conduttore, seppur con importanti differenze, ha preso il via ed è in corso presso il museo Madre, sempre a Napoli, la collettiva “Barock-Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea”. La mostra, a cura di Edoardo Cicelyn e Mario Codognato, si pone l’obiettivo di approfondire la similitudine tra le tematiche che sembrano caratterizzare questo nostro nuovo inizio di secolo e quelle che resero grandioso e potente l’immaginario visivo dell’epoca barocca e rappresenta uno spunto interessante per una riflessione sull’arte contemporanea e, più in generale, sulle problematiche che attraversano il nostro tempo.La collettiva “Barock”, ospitando ventotto tra i maggiori artisti contemporanei internazionali, dimostra come e attraverso chi siano oggi nuovamente funzionanti e ben riconoscibili i temi propri della cultura seicentesca barocca che, oggi come allora, sembrano mettere in crisi le certezze dell’uomo. Dalle rivoluzionarie scoperte scientifiche al fervore religioso che sfocia nel fondamentalismo, lo spaesamento dell’immaginario contemporaneo sembra avere molto in comune con il crollo delle certezze e i conflitti ideologici che hanno connotato il secolo di Galileo e della Controriforma. Ciò che accomuna gli artisti presenti in mostra è il loro operare attraverso immagini sensazionali, estreme, a tratti violente, che puntano a colpire i sensi e a sovvertire ogni categoria come se l’arte, oggi come nel Seicento, dovesse spingersi al limite per reinventare un mondo divenuto troppo incerto e contraddittorio. “Barock” suggerisce, dunque, di cercare la radice formale e concettuale di questo sensazionalismo nel codice seicentesco ma, allo stesso tempo, insinua anche l’ipotesi opposta, in puro spirito barocco: che non sia più possibile né utile fare esperienza dell’opera d’arte tramite la nostra capacità di ragionare.Come afferma Luigi Ficacci, nella conversazione con Mario Codognato intitolata “Barock sensation”, in apertura del catalogo: “Non è in base a un concetto predefinito, che si potrebbe anche chiamare un pre-giudizio, che puoi capire le opere e gli artisti di ‘Barock’, ma li devi capire sperimentando”. La mostra è caratterizzata da un’esuberante strategia espositiva che vede coinvolti, oltre al terzo piano, gli spazi aggiuntivi del cortile interno, del terrazzo, della Chiesa di Donnaregina Vecchia, della Project Room e dell’ingresso del museo, dove è allestita la famosissima “Heaven” di Damien Hirst, un grande squalo tigre immerso in formaldeide. Se è vero che la realtà è enigma e perenne cambiamento, “Barock” rappresenta appieno l’incertezza; attraverso le creazioni di artisti del calibro di Jeff Koons, Anish Kapoor, Maurizio Cattelan, Cindy Sherman e il già citato Damien Hirst, si lascia attraversare dalla fantasia e dall’indefinito restituendo l’immagine incerta di questo nostro mondo postmoderno. È inevitabile sprofondare nella vertigine barocca, l’onda d’urto di un senso che ricade su se stesso e fa crollare il concetto accademico e classico di fondamento e verità dell’arte.
ROBERTO BEGNINI