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Venerdì 30 Luglio 2010
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Una bellezza da esaltare a tutti i costi

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Si è chiusa anche la settimana della moda femminile di Milano. Una fashion week iniziata tra le polemiche generate dalle smanie di Anna Wintour, che voleva accorciare i giorni del calendario a soli tre (poi diventati quattro per Fendi e Prada). Ma la settimana milanese è stata un vero e proprio tour de force, con oltre 180 collezioni in scena e 87 sfilate. Un calendario fitto di appuntamenti, presentazioni ed eventi, che è stato aperto dalle giovani promesse con le sfilate collettive degli esordienti scelti dal concorso Next Generation e con New UpComing Designers, l’insieme degli stilisti delle ultime edizioni dell’incubatore della moda. Nonostante le polemiche e gli spostamenti frenetici delle giornaliste, dei buyers e dei blogger (oramai temuti più della diavolessa americana), Milano ha lanciato dei consigli ben precisi per l’autunno/inverno 2010-11: la bellezza femminile deve essere esaltata in tutti i modi e in tutte le sfumature possibili. Tra le proposte per la prossima stagione fredda troviamo la maglieria di ogni tipo e di ogni fattura e lavorazione, anche lo stile maschile viene preso in prestito: giacche e cappotti oversize sono addolciti da pizzi e da materiali più femminili. Pellicce, tantissime, da quelle ecologiche a quelle di animali d’allevamento, ma si recuperano anche quelle vintage. Gonne e minigonne, ma anche trasparenze che lasciano vedere gambe e underwear molto castigati. Calze di ogni materiale e tipo: in lana (come quelle di Prada, che diventeranno un vero e proprio “must have” tra le fashion addicted), velate, parigine e anche autoreggenti. La palette di colori varia da quelli naturali come il beige, il marrone, il cipria, a qualche accenno di fluo e oro; ma anche nero e grigio che sono i colori immancabili. Stivali altissimi fino a metà coscia, insieme a zeppe e sandali.Tutto quello che fa donna sfila sulle passerelle milanesi: pizzi, fiocchi e tacchi. Il prossimo autunno-inverno dà voce alle donne; addirittura la signora Prada ha ceduto alle lusinghe femminili, ovviamente senza troppi svolazzi. È una donna decisamente bon ton, elegante e rigorosa quella di Miuccia; avvolta in cappotti ricamati o in impermeabili in jersey plastificato color cammello. La treccia è il motivo ricorrente della collezione: di maglia vera sui pull, stretti in vita da cinturini sottili, o stampata a tromp l’oil sulle calze; e anche in testa che fa da cornice allo chignon. Si vedono anche bellissime gonne a ruota e pantaloni a sigaretta con stampe molto Prada. L’attenzione si concentra sul seno grazie a dei giochi di tessuto sui balconcini. È il trionfo delle linee dal taglio rétro, che scendono strette lungo il busto e si aprono sotto la vita; sono le linee di una donna anni ’50-’60, molto sensuale ma mai sopra le righe e senza sbavature.Da Fendi il lusso non è gridato, è una collezione dove artigianato e sperimentazione fanno da padrone. Meravigliosi giochi patchwork: strisce di pelliccia (volpe, visone e zibellino) si intarsiano con il tessuto. Bluse monacali abbottonate fino al mento si alternano con le forme cocoon o a trapezio dei cappotti, sopra leggings superslim e gonnellone anni ’70 con coulisse in vita. È una collezione che gioca molto con i volumi, nuovi e ampi; studiata più per il giorno che per la notte. Gli accessori sono quelli classici della maison romana, non ci sono hit bags ma una serie di sporte, cacciatorine e borse da fotografo in cuoio martellato, struzzo e intarsi di camoscio; e stivali da ranger, anche in raso, con rinforzo in gomma.Degni eredi del maestro Gianfranco Ferrè, sono Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, che da quattro collezioni stanno dimostrando di sapere gestire al meglio un’eredità di cultura architettonica (ottimi tagli di precisione geometrica) e passione per i volumi. La loro è una collezione che rimanda al movimento della Bauhaus, ma anche all’orientalismo giapponese nella lavorazione dei materiali come la pelle intrecciata, che diventa una seconda epidermide. I tagli sono resi curvilinei per dare forma alle donne e mettere in risalto il punto vita, il seno e i fianchi. Sulla passerella di Ferrè sfila una donna dalla camminata altezzosa, con un’anima dark. È un’eleganza severa, enfatizzata dai cappotti dalle spalle alzate, dalla vita stretta da cinture-corsetto; e dalla pelliccia in cincillà lavorata e tagliata alla Ferrè. Tutta questa austerità viene ammorbidita dal bianco e da colori naturali come il cammello o il carne, con un tocco di rosso lacca. Per la sera gli abiti a sirena scivolano a terra, portando con sé scie laminate e trasparenze mozzafiato.La donna di Versace non si sottomette all’uomo, tanto da rubargli anche il modo di vestire, questa volta lo fa sottraendogli i classici della motocicletta. È una donna che vuole raggiungere il potere e cerca di farlo a gran velocità, correndo sui tacchi di décolletée con la ghetta o su ankle boot a gabbia. Sono abiti rumorosi, che si accompagnano al rombo dei motori; hanno dei perfetti tagli anatomici e sono impreziositi da cuciture a vista, zip e nervature; tutti molto aderenti così come i pant da biker. Il punto di forza è il cappotto lungo fino alle caviglie, dalle spalle segnate e composto da più materiali assemblati tra loro: cashmere, camoscio, pelle, cocco ed elastico. Anche i colori sono decisamente variegati, si passa dal viola al marrone, dal rosso al giallo. Ma con la sera, la donna smette i panni da biker di Harley Davidson e si mostra in tutta la sua sensualità negli abiti dai tessuti leggerissimi e con vertiginosi spacchi.La collezione di Antonio Marras si ispira a Paska Devaddis, una “banditessa” in terra sarda dell’inizio del Novecento. Il designer immagina che questa donna prenda in prestito i cappotti vecchi dei suoi uomini di ventura, tagliandoli, cucendoli e riassemblandoli in materiali diversi. Così anche le pellicce vintage sono tagliate e rimodellate. La caratteristica di questa collezione sta nell’unire ai materiali poveri come il tweed, il principe di Galles, le lane infeltrite (tessuti secchi di stampo maschile), alcuni interventi iperpreziosi come pizzi chantilly, broccati, jersey fluidi, ma anche ricami di cristalli e fili di lurex. È una donna che ha un’opulenza molto povera, come ha definito lo stesso Marras; vestita con abiti leggeri, bluse nude-look, reggiseni e culotte a vista con sottovesti di pizzo nero, oltre che con cappe a uovo e giacche destrutturate, blazer-mantella e cappotti dalla forma a campana.Essere chic per Giorgio Armani vuol dire indossare una gonna corta abbinata a una giacca coprente; la sua collezione è un mix di eleganza mistica e sfrontatezza. Minigonne a più non posso, su tacchi che più a spillo di così si muore. È una donna a tutto tondo, con una nuova ritrovata femminilità; esibisce le gambe, mentre la faccia è semicoperta da una veletta, una toque di panno nero tagliata a frangia. Questa donna new chic indossa giacchini con il giromanica rialzato, giacche dritte con collo risvoltato e cappotti che sfiorano le ginocchia e cappe a uovo, sopra abiti, corti da giorno, e lunghi e con tonalità scure per la sera. Armani conduce un gioco che fa leva sul velluto, materiale eccezionale di una luminosità incredibile, eliminando le mezze tinte e le mezze misure.Quella di Gucci è stata la collezione più minimal rispetto a quelle del passato. Frida Giannini, direttore creativo della maison, presenta degli abiti più puliti, più grafici e più delineati dai tagli netti e anatomici; ma non dimentica lo stile inconfondibile della casa di moda toscana: pezzi di metallo e oro, collari e polsini. Un’opulenza moderata, dunque, fatta di cappotti destrutturati in cashmere e tagliati come se fossero trench, ma anche abiti fascianti, gonne asimmetriche e vestiti da sera in pizzo e paillettes che danno quel tocco di femminilità e sensualità a una collezione che ha un look molto maschile (cappotti oversize e pantaloni). La pelliccia di volpe, di visone e di zibellino fa da padrona e si combina con altri materiali lussuosi. I colori sono il cammello, ghiaccio, mattone e tabacco. Tra gli accessori di culto ci sono i cuissardes molto alti in camoscio.Per Domenico Dolce e Stefano Gabbana le parole chiave sono la sicilianità, la sensualità e la sartorialità. I due designer continuano il percorso iniziato la stagione precedente, mettendo mano al proprio Dna: riprendono ed elaborano le cose che più gli appartengono. Delle tre parole chiave, un’attenzione particolare è rivolta alla sartorialità, che è stata esaltata in un video auto celebrativo, trasmesso prima della filata. La sartoria è il luogo creativo per eccellenza. Il corpo base della collezione è la giacca, strutturata in tutti i modi: a doppiopetto di grisaglia con maniche a tre quarti, a bolero, con il collo arrotondato très chic, chiusa da un bottone come se fosse un robemanteau. E poi c’è l’esaltazione della femminilità mediterranea attraverso pizzi e merletti, sete e chiffon, velluti e tessuto di maglia, che si ritroverà anche nelle bellissime borse a mano. Le stampe sono le tipiche Dolce&Gabbana: pois, fiorati e animalier.Roberto Cavalli mette mano agli archivi per celebrare i suoi quaranta anni di carriera e affermare ancora di più il suo stile. C’è un ritorno alle origini, con qualche sfumatura in più. L’animale di Cavalli è sofisticato, aggressivo e si aggira in una foresta un po’ nebbiosa, la stessa che si ritrova nella sua stampa-simbolo (maculato micro e macro). La contrapposizione delle forme ampie con quelle aderenti dei pantaloni regalano alla donna, che di giorno svetta sui tacchi alti e di sera su scarpe ultraflat, un’aria libera e selvaggia.Tra gli emergenti, segnaliamo Gabriele Colangelo, giovane talento con uno stile già maturo; lo stesso stile che gli ha fatto vincere il concorso a luglio 2008 indetto da AltaRoma in collaborazione con Vogue Italia, “Who is on next?”. La collezione per l’inverno 2011 è ispirata alla natura e soprattutto al fenomeno dell’erosione. Il colore primario è il grigio in tutte le sue tonalità, ma anche delle punte di verde rame, che troviamo su microstrisce di chiffon. Sono abiti con frantumi di pietre vitree, fatti da tessuti che si trasformano attraverso una metamorfosi. Applausi a scena aperta per più di un outfit.

La settimana milanese si è chiusa tra le polemiche e i bilanci positivi delle collezioni, tutte portabilissime. Il pensiero è già rivolto a settembre e a come si potrà gestire un calendario affollato di nomi. “Basta cedere alle pressioni!”, è il pensiero di molti; tra cui Mario Boselli, presidente della Camera della moda, e Franca Sozzani, che vorrebbero un appuntamento con cinque giorni centrali: la misura giusta, come per New York, Londra e Parigi, che addirittura blocca gli addetti ai lavori per otto giorni e ha risposto con un “no” deciso alle richieste “made in Usa”.

 

ANDREA BANDIERA
 
 
 
 
 

 


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