Nell’ambito del progetto della Regione Campania - “Scuole aperte. Aperte a tutti, aperte a tutto. Ispirare. Informare. Coinvolgere” -, l’istituto comprensivo statale “Cesario Console” di Napoli, scuola per l’infanzia, primaria e secondaria di 1° grado, ha accolto lo scorso lunedì, in occasione della Giornata internazionale della donna, una manifestazione celebrativa dedicata all’educatrice Giulia Civita Franceschi (1870-1957) e alla sua straordinaria opera a favore dell’infanzia abbandonata. Durante l’evento sono state proiettate diapositive della mostra foto-documentaria “Da Scugnizzi a Marinaretti. L’esperienza della Nave-Asilo Caracciolo 1913-1928”, curata da Antonio Mussari, direttore del Museo del Mare di Napoli, e da Maria Antonietta Selvaggio, ricercatrice dell’Università degli Studi di Salerno. La mostra, inaugurata il 17 aprile dello scorso anno al Museo del Mare, istituzione che intende valorizzare il patrimonio marittimo campano “per non perdere la memoria”, ricostruisce l’esperimento educativo attraverso foto inedite e fonti d’archivio: 750 bambini e ragazzi abbandonati a se stessi, presi a bordo della nave, donata alla città di Napoli dal ministero della Marina nel 1911, diretta da Giulia Civita. Il cosiddetto “sistema Civita”, un metodo pedagogico incentrato, non solo sull’addestramento tecnico a mestieri marittimi, ma sull’insegnamento agli affetti e al rispetto di se stessi e degli altri e nell’inserimento graduale in una comunità sana e civile. L’iniziativa derivava, per origine e ispirazione, dall’esperienza inglese delle “training ships”: asilo educativo su navi in disuso per orfani o ragazzi abbandonati, generalmente tra gli 8 e i 15 anni, figli di marinai e pescatori, segnalata positivamente anche da Pasquale Villari durante la sua vita di parlamentare. Il nostro Paese già contava due precedenti: la nave-officina “Garaventa” di Genova che accoglieva giovani provenienti dal carcere e la nave-asilo “Scilla” che faceva base a Venezia, scuola per gli orfani dei pescatori dell’Adriatico, ma, l’esperienza su nave “Caracciolo” è stata senz’ altro la migliore grazie all’opera accurata e instancabile della Civita. I suoi ospiti, dai 3 ai 12 anni, imparavano il mestiere di marinaio, studiavano geografia, biologia, meccanica, falegnameria, facevano scuola di pesca a Capo Misero. “(…) In una giornata di maggio, sotto un cielo chiaro ove correva un vento fresco, io ho messo il piede sulla nave asilo Caracciolo che profila le sue grandi linee nel nostro porto militare e ho sentito lo spirito preso, attratto e vinto dalla grande idea, che ne ha fatto la casa e la scuola, sul mare e pel mare, dei poveri monelli napoletani (…)”, scriveva Matilde Serao nel maggio del 1913 in un articolo pubblicato sul periodico “Rivista Marittima” della nostra Marina militare.
DANIELA STANCO