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Venerdì 30 Luglio 2010
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Thriller d’autore al Teatro Valle

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In una villa nei dintorni di Londra si svolge il gioco al massacro di questo thriller psicologico, che va in scena al Teatro Valle di Roma e che vede protagonisti un noto scrittore di gialli, Andrew Wyke (Glauco Mauri), e Milo Tindle (Roberto Sturno), giovane amante di sua moglie. L’amante ha raggiunto, dunque, la suggestiva dimora della sua donna, ma è destinato a incontrarsi e a scontrarsi col marito. E questi, con sottile perfidia, pone subito il rivale in stato d’inferiorità, rinfacciandogli la scarsa formazione intellettuale. Andrew Wyke e Milo Tindle appaiono con caratteri del tutto opposti. L’uno ha dedicato l’intera vita ad una rivalsa sociale; l’altro ha intessuto la propria esistenza ad un continuo gioco di fantasia, tenendosi lontano dalla noia del quotidiano. In una sottile rete di tensioni e di finzioni, i due rivali giocano quasi al massacro, in vista del colpo finale: non tanto per una posta ben definita (una donna spregiudicata che lo spettatore non vede mai), ma per il piacere puro del ring. Gli altri tre personaggi della pièce (il sergente Tarrant, l’agente Higgs e l’ispettore Doppler) sono interpretati dallo stesso Roberto Sturno che in locandina appare con i tre anagrammi - “Torn Borestour”, “Steno Burrotto” e “Bruno Sorretto” -, che ben si addicono al gioco dei continui mascheramenti di cui è senz’altro ricca l’intera pièce, tutta da seguire momento per momento.
Glauco Mauri e Roberto Sturno portano, dunque, sulle scene il testo teatrale di Anthony Shaffer - “Sleuth” -, che tradotto letteralmente sta a significare “segugio”, “investigatore”, ma poi è stato riadattato ne “L’inganno”. L’autore non ha mai dato una spiegazione di questo titolo, ma l’idea più affascinante è che “sleuth” sia in fondo lo spettatore stesso, che investigando deve scoprire, nascosti nei tanti inganni, i sentimenti che si agitano nell’animo dei due protagonisti.
Ma c’è qualcosa di più nel fascino di questa commedia: ironia, dramma, gioco, comicità e sorprendenti colpi di scena. Un’interpretazione geniale fatta di trasparente ironia, ma anche una regia moderna, agile la sua, che usa costumi moderni. Roberto Sturno si accorda perfettamente con Mauri e interpreta egregiamente il Tindle disorientato del primo atto e quello crudele e sagace del secondo. Inoltre dimostra grandi capacità mattatoriali e acrobatiche, offrendo un’imprevista prova di virtuosismo ginnico con il costume da clown. Va ricordato, intanto, che nel 1971 Anthony Shaffer (fratello gemello di Peter Shaffer, autore dei fortunati “Equus” e “Amadeus”) ricevette il prestigioso “Tony Award” per la migliore commedia dell’anno - “Sleuth” -, che dette così la stura alla sua fortunata carriera teatrale. Scritta nel 1969, dopo un breve rodaggio in provincia, la prima teatrale avvenne a Londra, al St. Martin’s Theatre, il 12 febbraio 1970, interpreti Anthony Quayle e Keith Baxter, diretti da Clifford Williams: il successo fu grandissimo e le repliche si protrassero per ben otto anni. Il 9 novembre dello stesso anno la pièce debuttò al Musical Box Theatre di New York, dove rimase in scena per 1.222 repliche.

“Sleuth” è stato, inoltre, per ben due volte adattato per il cinema. La prima nel 1972 con la regia di Joseph L. Mankiewicz, protagonisti Laurence Olivier e Michael Caine. La seconda nel 2007, regia di Kenneth Branagh, con Michael Caine (nel ruolo che fu di Olivier nel 1972) e Jude Law, con la sceneggiatura di Harold Pinter.

RENATO RIBAUD
 
 
 
 
 

 


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