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Venerdì 30 Luglio 2010
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Home ECONOMIA CRISI, CONFINDUSTRIA: NEL 2010 RIPRESA RIPIDA SENZA RIFORME. IN DUE ANNI 1 MILIONE IN CASSA INTEGRAZIONE O SENZA LAVORO

CRISI, CONFINDUSTRIA: NEL 2010 RIPRESA RIPIDA SENZA RIFORME. IN DUE ANNI 1 MILIONE IN CASSA INTEGRAZIONE O SENZA LAVORO

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Segnali di miglioramento per la crisi che continua a mordere l'economia. Secondo un'analisi del Centro studi di viale dell'Astronomia infatti se il 2009 si conferma pesante, dal 2010 il pil dal -4,9% di quest'anno potrebbe salire allo 0,7% in quello prossimo. Ma la ripresa resterà per l'Italia "ripida, faticosa e impegnativa", avverrtono gli industriali, se non saranno fatte le riforme necessarie.

Senza infatti, mettere mano alla burocrazia nella pubblica amministrazione, alle infrastrutture, all'istruzione e alle liberalizzazioni - sottolinea il capo economista di viale dell'Astronomia, Luca Paolazzi - il Paese non potrà essere preparato "al grande rilancio necessario". Questi interventi, stima ancora Confindustria, potranno far guadagnare al Pil nei prossimi 20 anni il 30%.

PIL - Nel 2009 il pil continuerà a rimanere negativo: -4,9%. Ma nel 2010 segnerà uno 0,7%. Sono queste le previsioni del Centro studi di Confindustria. Una perdita, quella del 2009, dicono gli economisti di viale dell'Astronomia, che si è già ormai tutta realizzata per l'eredità negativa ricevuta dal 2008 (-2,1%) e la contrazione del primo trimestre (-2,6%). Ma è nella seconda parte dell'anno che gli industriali attendono un leggero miglioramento, che porterà il Pil ad un 0,7% "interrompendo la riduzione iniziata nella primavera del 2008". A trainare l'economia italiana fuori dalla recessione soprattutto l'export e la ricostituzione delle scorte che "guideranno l'uscita dell'Italia dalla crisi nei prossimi mesi".

OCCUPAZIONE - La crisi continua a colpire l'occupazione: complessivamente tra il primo trimestre 2008 ed il primo trimestre 2010, infatti, saranno crica 1 milione i lavoratori in cassa integrazione o senza lavoro. E' questa la stima del centro studi di Confindustria secondo cui nel 2009 l'occupazione totale (Ula) calera' del 2,7% per poi frenare l'anno successivo ad un -0,6%. "Complessivamente - si legge- la unita' di lavoro perse a causa della recessione tra il primo trimestre del 2008 ed il primo trimestre 2010 sono stimate prossime al milione, una perdita inferiore a quella del 1992-1993 (1,2milioni) nonostante la piu' intensa caduta di attivita' nella crisi attuale. Ma, per gli industriali, "il rischio dello scenario e' di una caduta piu' accentuata". La contrazione dell'occupazione e' piu' accentuata nell'industria dove per il 2009 si stima una flessione del 6,8% rispetto al 2008 (257 mila unita'). La crisi si propaghera' anche ai servizi, l'unico comparto in crescita nella media del 2008: gli occupati diminuiranno dell'1,8% nel 2009 per tornare pero' a crescere nel 2010 ( 0,2%). Pesanti invece le previsioni sulla disoccupazione. Il tasso crescera' infatti, per il Csc, all'8,6% nel 2009 e al 9,3% nel 2010, "livello che non veniva piu' toccato dal 2000" anche se, sottolineano gli industriali, "la maggiore flessibilita' del mercato del lavoro realizzata dalle riforme introdotte negli ultimi dieci anni, dovrebbe evitare che la disoccupazione congiunturale si trasformi in disoccupazione strutturale e incida sulla crescita potenziale".

CONTI PUBBLICI - Il defitic puibblico nel 2009 si attestera' al 4,9% del Pil e sara' in lieve diminuzione il prossimo anno al 4,7%. Sono queste le previsioni del Centro studi di Confindustria che sottolinea come il peggiormaento rispetto allo scenario di aprile sia da imputare "interamente alla revisione al ribasso delle stime di crescita e dunque all'azione degli stabilizzatori automatici". Il livello del deficit per il 2009, infatti, dicono ancora gli economisti di viale dell'Astronomia, "e' dovuto principalmente alal dinamica delle entrate che, per la prima volta dal dopoguerra, sono stimate in dimiduzione: -1,4% rispetto al 2008". Per quel che riguarda il debito pubblico, nel 2009, salira' al 114,7% del pil e al 117,5 nel 2010 dal 105,7 del 2008. "L'aumento - si legge nel rapporto- e' attribuibile al peggiroamento del deficti e, in misura contenuta, agli interventi di sostegno al sistema bancario". Un quadro di finanza pubblica, questo, dicono gli economisti di Confindustria, "sostanzialmente in linea con le ultime valutazioni delle istituzioni nazionali ed internazionali" anche se l'elevato debito pubblico 2009-2010 "costituisce un importante fattore di rischio per il Paese" soprattutto "in assenza di politiche correttive nel prossimo triennio". Oltre ad accrescere il costo del suo finanziamento rispetto ai paesi concorrenti, infatti, "puo' generare dubbi sulla sostenibilita' delle finanza pubbliche italiane", dice ancora il Csc.

 
 
 
 
 

 


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