Il recente responso delle urne, in Olanda, ha visto il trionfo del Pvv e della linea politica indicata dal suo leader Geert Wilder. Gli elettori olandesi, dunque, stufi degli eccessi confusionari scaturiti dal buonismo e dal fallimentare multiculturalismo, hanno optato per una seria riconsiderazione della propria cultura occidentale, fondata sulle radici giudaiche e cristiane.Questa matrice culturale che conforma tutto ciò che è Occidente, è stata, da parte della falsa sinistra e da parte di certe bolse dirigenze nulliste, per troppo tempo messa in un cantuccio per compiacere le brame del revanscismo islamico, interno ed esterno. L’incapacità dimostrata dalle stracche classi politiche occidentali di capire la profonda pericolosità per le società occidentali del fenomeno espansionista islamico, si scarica tutta sulle spalle dei cittadini autoctoni, a pieno scapito della loro cultura, dei loro costumi e delle loro usanze. Questo bagaglio di civiltà, tipico dell’Occidente, è costantemente eroso dalle sempre più spregiudicate pretese delle comunità islamiche - forzosamente ospitate - d’imporre agli obbligati ospitanti assurdi limiti al loro specifico modo di essere nel campo delle leggi e del vivere civile.Il lento ma costante tentativo di disgregare l’identità occidentale, portato avanti negli anni dagli insediamenti islamici nelle nostre contrade, è stato fortemente agevolato da una errata concezione, propria delle false sinistre e dei radical-chic, dell’apertura a tutto e a tutti. La società olandese ha dovuto amaramente constatare la profonda erroneità del multietnico e questa esperienza l’ha provata sulla propria pelle. La cieca tolleranza verso gli intolleranti e l’estrema libertà per chi, dall’interno delle moschee, predica odio contro la civiltà occidentale e le sue libertà, ha generato l’efferato omicidio del regista Theo van Gogh per mano islamica. Theo è stato barbaramente assassinato nel 2004 da un giovane educato all’odio contro la civiltà occidentale, solo per aver illustrato la triste condizione d’inferiorità della donna sotto il pesante giogo dell’Islam.Il becero e perdente buonismo ha costretto la deputata Hirsi Ali a doversi rifugiare negli Stati Uniti, per sfuggire ad una “fatva” lanciatagli dagli integralisti solo perché impegnata nella lotta per liberare la donna islamica dall’odiosa oppressione ove la “legge” della sharia la relega. È assai arduo, al giorno d’oggi, il trattare certi temi concernenti la libertà di parola e d’azione quando si ha a che fare con chi usa sbandierare e strumentalizzare la libertà solo per servirsene contro la libertà degli altri. Ben conosce, questo stretto limite, la deputata del Parlamento italiano, Souad Sbai, di origini marocchine, che sembra sia stata addirittura avvelenata per la sua intensa attività a difesa della libertà delle donne islamiche da ogni vessazione che la sharia impone.La netta vittoria elettorale amministrativa di Geert Wilders è un segno di risveglio e di rigenerazione che le forze vive occidentali hanno trovato in sé ed hanno fieramente espresso. Tutto questo, è avvenuto proprio in un Paese come l’Olanda, ove la logica della “resa, ad ogni costo” dell’Occidente all’islam rampante, era divenuto uno dei capisaldi di uno sciagurato disfacimento morale e di una mortifera atmosfera autodistruttiva. Le critiche, che pur ci sono state nel contesto europeo e nel nostro Paese, sono legittime, anche se sono da ritenersi errate sia nella sostanza, sia nel principio, poiché per primo il suffragio popolare è sovrano e va sempre rispettato e per secondo una civiltà ha tutto il diritto di difendere se stessa. Quando si pongono sotto accusa le libere scelte operate dai cittadini, si ha quasi la netta sensazione del trattarsi di accuse fuori luogo e di vere e proprie ingerenze sulle questioni interne di un Paese sovrano. Costituisce certamente accusa, ingiusta o poco accorta, quella rivolta a Wilders e alle idee delle quali questo s’è fatto deciso portatore di poter essere causa di “disgregazione” per l’Unione europea.Non si vede proprio dove possono andare a parare certe affermazioni, volte ad invocare addirittura una più robusta azione da parte del consesso europeo per riaffermare “in modo più persuasivo il ruolo dell’Europa”. È cosa certa che alcune vetuste burocrazie europee, nonché alcuni circoli politici elitari, si attestino sul versante della difesa di certe consunte idee che hanno portato il Vecchio continente sull’orlo del baratro dell’assoluta dimenticanza di sé nelle sue inestirpabili radici giudaico-cristiane. E’ altrettanto chiaro, però, che di fronte ad una prepotente avanzata del revanscismo di marca islamica, è giunta l’ora di una risposta risoluta ed inequivocabile a chiunque pensi di cavalcare l’onda dell’espansionismo aggressivo, volto a cancellare e calpestare la civiltà occidentale.Le dirigenze europee, fino ad oggi incapaci di porre freno al procedere sempre più minaccioso del tentativo islamico di conquista dell’Occidente, sono avvertite. I popoli europei non sono più disposti a farsi fagocitare dalla più abissale delle barbarie che hanno imperversato nel mondo intero; e l’esito delle elezioni olandesi ne è la plateale riprova. Intanto, Wilders e il suo partito puntano decisamente alle elezioni governative, ove hanno la ferma convinzione di conseguire un risultato altamente positivo, tanto da riuscire a divenire il primo partito d’Olanda. Gli olandesi non si sono fatti minimamente influenzare dalle accuse e dalle persecuzioni subite da Wilders, come l’essere portato a giudizio per le proprie idee o l’essere, inoltre, espulso dall’Inghilterra per accuse assurde e infondate. La verità inconfutabile è senza dubbio che la linea portata avanti da Geert Wilders si basa essenzialmente su un netto “no” a qualsivoglia barbarie che tenti di soffocare la civiltà occidentale, fondata sulla democrazia e sulla libertà, tipiche di società civili e socialmente avanzate. Qualsiasi arretramento da questa linea di demarcazione significa la fine della civiltà e l’avanzata e l’avvento del buio della barbarie più truculenta e più cupa. Se questa, poi, è la linea “pericolosa e anacronistica” che qualcuno paventa, che ben venga, purché salvi l’Occidente. Chi vuol intendere, intenda.
FRANCO MARTA