Con l'esposizione del relatore, il giudice Franco Gallo, si e' aperta al Palazzo della Consulta la seduta della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, che sospende i processi per le quattro piu' alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, il presidente della Camera e il presidente del Consiglio. Proprio al premier Silvio Berlusconi e' riferito l'atto promosso dal Tribunale di Milano circa l'applicabilita' delle disposizioni del lodo Alfano anche ai processi penali in corso, in ogni fase o grado.
Per la Procura della Repubblica milanese e' presente il giudice Alessandro Pace mentre il presidente Berlusconi e' difeso dagli avvocati Niccolo' Ghedini, Gaetano Pecorella e Piero Longo.
Dopo una sospensione della seduta, la Corte Costituzionale ha deciso che la presenza del pm in giudizio di costituzionalita' sul lodo Alfano e' inammissibile.
Il presidente della Consulta Francesco Amirante ha spiegato che "questa presenza per la giurisprudenza della Corte Costituzionale e' inammissibile, non essendo prevista espressamente", ricordando altresi' che "il legislatore ha ritenuto non irragionevolmente di distinguere il ruolo del pm da quello delle parti", anche considerando che "la parita' tra accusa e difesa non comporta necessariamente la presenza del pubblico ministero".
Nella sua arringa, l'avvocato Niccolo' Ghedini, che rappresenta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconiha chiesto la conferma della costituzionalita' del lodo Alfano. "La legge e' uguale per tutti, ma non necessariamente la sua applicazione, come del resto gia' ribadito dalla Corte Costituzionale".
Ghedini cita come esempio "le norme sui reati ministeriali, dove la legge ordinaria distingue il comune cittadino dal ministro e dal suo eventuale concorrente privato", nonche' la fattispecie di legittimo impedimento e della separazione dei processi. "Se il legittimo impedimento si applicasse solo ad alcuni processi e ad altri no, si creerebbe una situazione incostituzionale e irragionevolmente al di fuori del sistema". Per Ghedini, dunque, la legge sul lodo Alfano "e' assolutamente coerente con i dettati costituzionali e con i principi emanati dalla Corte Costituzionale".
L'avvocato Piero Longo, nel difendere la costituzionalita' del Lodo Alfano, sottolinea che chi riveste un'alta carica dello Stato non puo' fare al tempo stesso l'imputato. ''Un'alta carica dello Stato deve rendere disponibile il suo tempo per i doveri e gli obblighi'' che comporta la sua carica, afferma l'avvocato Longo, sottolineando che ''non e' possibile rivestire la duplice veste di alta carica dello Stato e di imputato per esercitare appieno il proprio diritto di difesa e senza il sacrificio di una delle due''. Diversamente ragionando, per Longo ''si adempirebbero male gli impegni con un conseguente 'vulnus' alla Costituzione''.
Gaetano Pecorella, difensore del premier Berlusconi sottolinea che ''oggi il premier e' certamente un soggetto eletto direttamente dal popolo e non puo' che avere una posizione distinta da quella degli altri ministri''.
Pecorella, partendo dal presupposto di ''garantire il sereno svolgimento delle funzioni che ineriscono alle alte cariche dello Stato'', sottolinea la necessita' di ''un regime differenziato per il premier rispetto ai ministri, in quanto la sua posizione istituzionale e costituzionale e' diversa, dopo l'approvazione della nuova legge elettorale'' che impone di indicare sulla scheda alle forze politiche coalizzate il nome del candidato alla guida del governo.
''Dal 2005, in base alla legge elettorale per la Camera e il Senato, e' cambiata la situazione rispetto alla precedente, in cui il presidente del Consiglio era solo titolare di un potere di direzione e di impulso del governo, un 'primus inter pares' rispetto agli altri ministri. Oggi, i partiti che si candidano a governare devono depositare un programma elettorale e il nome della persona che candidano a guidare il governo, che riceve cosi' una diretta investitura popolare, al di la' e fermi restando i poteri attribuiti al presidente della Repubblica''.
Per Glauco Nori, in rappresentanza dell'Avvocatura dello Stato , il Lodo Alfano e', di fatto, ''il danno minore'' che inevitabilmente si provoca al sistema giuridico, con la sospensione del processo penale a carico delle quattro alte cariche dello Stato e, nel caso particolare in discussione, del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Spiega Nori: ''La 'ratio' della norma e' la soluzione del possibile conflitto fra le esigenze legate alle funzioni di governo e al diritto alla difesa in processo: un problema non ipotetico ma reale, in corso, che e' giusto sia stato affrontato e risolto dalla legge ordinaria. Si tratta di un problema di compatibilita' fra due interessi, entrambi totalmente tutelati e garantiti dalla Costituzione''.
Si chiede a tal proposito Nori: ''Quale mezzo c'era per risolverlo, diverso da quello adottato dal legislatore? Se il problema e' la contemporaneita' fra le due esigenze, non si puo' certo pensare di andare nella direzione dell'eliminazione totale di questa contemporaneita', concedendo l'impunita' al presidente del Consiglio o togliendogli le funzioni di capo del governo: soluzioni entrambe incostituzionali''.
A questo punto, per l'avvocato dello Stato, non si puo' far altro che ricorrere a ''un intervento temporaneo di sospensione. Ma su quale dei due interessi intervenire? -si chiede- Sospendere le funzioni di governo anche solo temporaneamente produrrebbe danni o irreparabili o solo parzialmente riparabili. E allora, non resta che intervenire sulla sospensione del processo'', ovvero sull'altro corno del dilemma.
Anche valutando la questione sull'aspetto del principio di uguaglianza fra tutti i cittadini davanti alla legge, Nori sottolinea che questo principio ''non viene violato. Se infatti e' vero che tutti i cittadini possono essere sottoposti a giudizio penale, e' altrettanto vero che il comune cittadino non esercita certo funzioni di capo del governo. Anche i poteri e la loro estensione territoriale dei presidenti delle Regioni o delle Province o dei sindaci dei Comuni non sono comparabili a quelle del capo del governo. Infine, il premier e' l'unico che eserciti funzioni individuali all'interno dello stesso Consiglio dei ministri, non altri''.
Per questi motivi, ''la sospensione del processo penale, pur se produce sicuramente un danno al sistema giuridico, rappresenta comunque il danno minore'', per Nori che chiude il suo intervento difendendo a spada tratta la posizione assunta davanti alla Corte costituzionale dall'istituzione che rappresenta sul Lodo Alfano: ''Il Parlamento ha approvato questa norma e l'Avvocatura dello Stato ha il dovere di difenderla''.
"Ci aspettiamo che la Consulta decida, con grande serenita', solo sugli aspetti giuridici, dimenticando la questione politica" sottolinea a margine della seduta l'avvocato Pecorella.
Inoltre Pecorella, rimarcando come la sentenza del "Lodo Mondadori non c'entra nulla" con la questione che dovra' affrontare oggi la Consulta, dice di avere "fiducia in questi giudici perche' penso che non si lasceranno influenzare da altre questioni". Il legale del Premier si dice altresi' convinto che la Corte Costituzionale non rinviera' la questione ma che decidera' in tempi brevi.
Alla richiesta di un 'pronostico', da parte dei giornalisti, Pecorella risponde poi "meglio non fare previsioni", e ancora sui tempi della decisione afferma: "Pur essendo vero che se un giudice chiede un rinvio il presidente di solito lo concede, credo che la decisione arrivi a giorni".









