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Venerdì 30 Luglio 2010
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NAPOLITANO: ''DA 13 ANNI NON SONO UOMO DI PARTE MA DELLE ISTITUZIONI''

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Già da ministro dell'Interno ero ''uomo delle Istituzioni e non di una parte politica''. E' quanto ha voluto precisare il capo dello Stato Giorgio Napolitano nel suo intervento alla cerimonia di apertura della prima Conferenza dei Prefetti alla quale ha preso parte insieme al titolare del Viminale Roberto Maroni.

 

"Io desidero sottolineare come tredici anni fa, nell'assumere l'incarico di ministro dell'Interno, che ero determinato a svolgere come uomo ormai delle istituzioni e non di una parte politica, ebbi ben presto chiaro che occorreva sgomberare il terreno dalla anacronistica suggestione dell'abolizione dei Prefetti per impegnarsi invece a ridisegnarne le funzioni proprio a sostegno della trasformazione dello Stato ormai avviata".

 

"L'Italia - ha aggiunto - doveva restare uno Stato nazionale unitario con forti esigenze di effettiva unificazione non ancora soddisfatte e con sempre attuali esigenze di irrinunciabile coesione ma nello stesso con nuove articolazioni e nuovi equilibri tra realtà centrali e realtà locali".

Mentre la trasformazione delle istituzioni e degli apparati dello Stato in corso negli ultimi anni è "un processo in pieno svolgimento'' che "ancora richiede alcune incisive modifiche costituzionali specie per dare coerenza, anche sul piano della fisionomia e sul funziamento del Parlamento nazionale, alla svolta che è stata avviata in senso autonomistico e federalista".

 

Quindi il presidente della Repubblica ha espresso l'auspicio di un "clima costruttivo di dibattito, di ricerca sui temi della politica e dell'amministrazione degli affari interni". Napolitano porta alcuni esempi a questo proposito. "La delicatezza di aspetti spesso controversi dell'azione da condurre, ad esempio - ha rilevato il capo dello Stato - per contrastare l'immigrazione clandestina nel rispetto, sempre dei diritti umani e in particolare del diritto all'asilo e per favorire nel modo più conseguente l'integrazione degli immigrati regolari, o nell'azione per colpire la criminalità diffusa oltre che quella organizzata e per coinvolgere nei modi giusti, entro limiti chiari, i cittadini nell'impegno della sicurezza comune, la delicatezza e la complessità di questi problemi e dei contrasti politici che vi si legano non debbono impedire uno sforzo di discussione oggettiva e di serena, concreta ricerca delle risposte da dare".

 

Napolitano ha quindi ricordato come sia "sempre decisivo" il coordinamento tra le forze di polizia "in quanto ad esse e solo ad esse spetta la salvaguardia attiva della sicurezza dei cittadini". Per garantire sicurezza, legalità e convivenza sociale, "fondamentale rimane la funzione dei Prefetti. Nel nostro ordinamento - ha osservato il capo dello Stato - diversamente da altri Paesi, essi non sono mai stati classificati e chiamati prefetti di polizia. Meno che mai possono oggi considerarsi tali. Ma il loro ruolo di vigilanza, di impulso e di coordinamento nel campo della sicurezza va chiaramente ribadito".

 

La presenza del presidente della Repubblica - ha ricordato il ministro Roberto Maroni - alla prima Conferenza dei Prefetti "testimonia la vicinanza che Ella ha sempre dimostrato nei confronti del ministero dell'Interno". Quello del Viminale è "un mondo che lei conosce bene e che per Lei nutre sentimenti di affetto e di gratitudine per esserne stata una guida sicura e prudente in anni non facili".

 
 
 
 
 

 


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