Giovedì 22 Ottobre 2009 12:55
Parte decisa l’offensiva del governo contro le devianze pubbliche. Si tratta di uno specifico progetto che prefigura espressamente un sistema, all’interno della P.A., che consenta di valutare i gradi di rischio corruzione. È la proposta lanciata dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, in un recente intervento sul “Sole 24Ore”.“Considerando il fatto che la gestione e la ponderazione del rischio è quasi sconosciuta nelle P.A. nessun ente sarà in grado subito di garantire una corretta gestione del rischio di corruzione. Si potrà opportunamente prevedere pertanto una gradualità sull’introduzione del sistema”, ha spiegato il ministro. Secondo cui resta comunque “necessario lavorare sulla prevenzione e creare le condizioni perché il rischio di corruzione diminuisca e diminuisca rapidamente. Questo si può ottenere anche con la predisposizione di sistemi di risk management che tengano conto dei diversi gradi di rischio di corruzione ai quali i vari enti sono esposti”.L’impatto economico della corruzione, ha ricordato il ministro, “è molto alto: una tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini, che erode e frena lo sviluppo economico”. A fronte di una stima, “più o meno corretta, di 50-60 miliardi l’anno che equivale a una imposizione di circa 1.000 euro l’anno a testa, inclusi i neonati, l’Italia – ha sottolineato Brunetta - ha fatto ancora troppo poco in questo campo e, al di là dell’impatto ancora maggiore, ulteriormente meno sul piano dell’immaginazione e della morale. È un costo non monetizzabile che mina e svuota alla radice la fiducia nelle istituzioni oltre che azzerare la speranza nel futuro delle generazioni di giovani, cittadini e imprenditori”.Il ministro ha rimarcato dunque che “da qualche parte bisogna pur partire in materia di lotta alla corruzione e l’idea di iniziare a contrastare il perverso fenomeno dal Sud come terreno di sperimentazione di tecniche e metodologie vecchie per il mondo, ma nuove per l’Italia, per poi migrare in tutte le altre amministrazioni, è certamente percorribile ed è anche un modo per offrire alle regioni del mezzogiorno la possibilità di prendere una leadership tecnico-culturale che ribalti gli stereotipi ai quali siamo tutti abituati”.Intanto, sempre secondo il responsabile della Pubblica Amministrazione, ricompaiono tra i lavoratori del comparto in questione pericolosi segnali di disaffezione. “Purtroppo in agosto e settembre è tornato ad aumentare” l’assenteismo da parte dei dipendenti pubblici. Il professore ne ha dato recentemente conto in un’intervista rilasciata a “La Stampa”, nella quale Brunetta confessa di essersi pentito della recente scelta fatta in materia: “Avevo tentato di dare fiducia, riducendo da 11 a 4 le ore della reperibilità giornaliera per i controlli medici. Ora riscontriamo il 20-22% di assenze in più. Ho sbagliato – ha dichiarato - e mi dovrò correggere”. Ma ci sono anche buone notizie da comunicare, ha ancora assicurato il ministro nel corso della trasmissione radiofonica “Il Brunetta della domenica”, come quella da “due mega di banda larga disponibili per tutti a partire dal 2010. Sto puntando a fare la stessa cosa in Italia che già c’è nei Paesi nordici, perché solamente attraverso una rete Internet efficiente possono passare documenti, certificati” e si può arrivare così a un vero “cambiamento della burocrazia”.“Il piano - ha aggiunto - è già pronto. In questi giorni ho parlato con il vice ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. È un problema di finanziamenti, ma manca ormai soltanto l’ultima spinta. Nell’arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera del Cipe”. A parere del il ministro Brunetta servono “800 milioni di euro”. Saranno necessari “stanziamenti pubblici e privati, degli operatori. Il piano è anche uno stimolo economico, perché vuol dire investimenti sulla rete, nuove tecnologie, spesa da parte dei cittadini”, che possono essere così “invogliati” ad operare maggiormente da casa, anche nei confronti della Pubblica Amministrazione.