Mercoledì 05 Agosto 2009 14:18
Otto milioni di poveri in Italia nel 2008 (con una spesa media mensile per persona pari a 999,67 euro in una famiglia di due componenti) e quasi 3 milioni in povertà assoluta, cioè 1 milione e 126mila famiglie (il 4,6 per cento delle residenti), per un totale di 2 milioni e 893mila individui (ovvero il 4,9 per cento dell’intera popolazione). Questi i dati diffusi di recente dall’Istat, che sottolinea come l’indice di povertà assoluta sia stabile, ma che questa stabilità nasconde situazioni che peggiorano, in particolare nel Meridione, nei nuclei familiari numerosi, con disoccupati, con a capo lavoratori autonomi e con un basso livello di scolarizzazione.La stima dell’incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un determinato paniere di beni e servizi che nel contesto italiano vengono considerati essenziali per una determinata famiglia a conseguire una standard di vita minimamente accettabile. Il fenomeno, si legge nei dati appena resi noti dall’Istituto di statistica, è maggiormente presente nel Mezzogiorno (7,9 per cento nel 2008 rispetto al 5,8 per cento del 2007), dove anche l’intensità di povertà assoluta, pari al 17,3 per cento, è leggermente superiore a quella osservata a livello nazionale (17 per cento). Si conferma inoltre lo svantaggio dei nuclei familiari più ampi (se i componenti sono almeno cinque l’incidenza è pari al 9,4 per cento e sale all’11 per cento tra le famiglie con tre o più figli minori) in confronto a quelle di monogenitori (5 per cento) e dei nuclei con almeno un anziano, oltre allo svantaggio associato con le situazioni di mancanza di occupazione o di bassi profili occupazionali. Rispetto al 2007, rileva l’Istat, nel 2008 l’incidenza di povertà assoluta è rimasta sostanzialmente stabile a livello nazionale, ma è cresciuta significativamente nel Meridione, passando dal 5,8 al 7,9 per cento.La condizione di povertà assoluta, spiega l’Istituto di statistica, peggiore tra le famiglie di quattro componenti, in particolare coppie con due figli, soprattutto se minori; tra i nuclei familiari con a capo una persona con licenza media inferiore, con meno di 45 anni o con a capo un lavoratore autonomo. Un leggero miglioramento si riscontra soltanto tra le famiglie dove si associa la presenza di componenti occupati o ritirati dal lavoro. Questo per un totale di poveri assoluti, riassume l’Istat, di 1 milione e 126mila nuclei familiari (il 4,6 per cento di quelle residenti in Italia), pari a 2 milioni e 893mila individui (il 4,9 per cento dell’intera popolazione nazionale).Per quanto attiene invece i soggetti che si sono trovati in condizioni di povertà relativa, sono stimati dall’Istat in 8 milioni e 78mila (13,6 per cento della popolazione), ovvero circa 2 milioni e 737mila famiglie (l’11,3 per cento di quelle residenti nel Paese). Negli ultimi quattro anni, rimarca l’Istat, la percentuale è rimasta pressoché stabile. La soglia di povertà per un nucleo familiare formato da due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona, che nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro (+1,4 per cento in confronto alla linea del 2007). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a tale valore vengono classificate come relativamente povere. Il fenomeno continua ad essere principalmente concentrato nel Mezzogiorno (23,8 per cento), dove l’incidenza è quasi cinque volte superiore a quella riscontrata nel resto del Paese (4,9 per cento nel Nord e 6,7 nel Centro) e tra le famiglie più ampie: coppie con tre o più figli.La situazione è più grave se i figli hanno meno di 18 anni: l’incidenza tra i nuclei familiari con tre o più figli minori sale infatti, in media, al 27,2 per cento e nel Meridione addirittura al 38,8 per cento. Infine, se le famiglie povere hanno una spesa media equivalente sostanzialmente invariata rispetto al 2007 - pari a circa 784 euro al mese - nel Mezzogiorno i nuclei ostentano invece una spesa media di circa 770 euro (l’intensità è del 23 per cento), in confronto agli 820 e 804 euro rilevati, rispettivamente, per il Nord (18 per cento) e per il Centro (19,6 per cento).