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Giovedì 02 Settembre 2010
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BERLUSCONI: "NON SONO RICATTABILE, NON CI SONO ARMI CONTRO DI ME"

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"Nessuno dispone di 'armi di ricatto' nei miei confronti". Così Silvio Berlusconi risponde nel libro di Bruno Vespa "Donne di cuori", in uscita venerdì, a una delle domande che gli sono state poste più frequentemente negli ultimi mesi.

 

''La risposta -aggiunge il presidente del Consiglio- vale per oggi come per il passato, in quanto non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, né mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare. Quando nei miei confronti sono state avanzate richieste che secondo il giudizio mio e dei miei legali si configuravano come ricattatorie (vedi il caso Zappadu, n.d.a.), mi sono immediatamente rivolto all'autorità giudiziaria''.

 

A Vespa il Cavaliere parla anche della giustizia sulla quale tira dritto: separare, istituendo due ordini distinti, i pm dai giudici e, di conseguenza, revisionare competenze e sistema elettorale del Csm. E a riguardo si aspetta la piena solidarietà degli alleati. ''Si tratta di istituire due ordini distinti tra loro per gli avvocati dell'accusa e per i magistrati giudicanti, con due distinti Consigli superiori, ovviamente mantenendo l'indipendenza della magistratura. E' del tutto evidente -aggiunge Berlusconi spiegando perché è necessario riscrivere le norme per l'elezione del Csm- che in un sistema basato sulla separazione degli ordini tra giudici e avvocati dell'accusa non avrebbe alcun senso un Csm come quello che esiste oggi''.

 

La riforma del sistema elettorale dovrà essere cosa fatta prima delle elezioni dell'anno prossimo per il rinnovo del Csm? "Spero proprio di sì'', risponde il presidente del Consiglio che non dubita dell'appoggio dell'intera maggioranza. ''Ogni capitolo del nostro programma di legislatura è stato liberamente sottoscritto da tutti coloro che lo sostengono. Questo vale per la giustizia come, ad esempio, per il federalismo. Sono due materie caratterizzanti, due priorità del nostro progetto politico di trasformazione profonda dell'Italia. Sulle quali ogni parlamentare della maggioranza è impegnato a pieno titolo''.

 

In 'Donne di cuori' qualche riga viene dedicata anche al caso Mondadori: furono Bettino Craxi e Giulio Andreotti a imporre a Silvio Berlusconi di rinunciare al controllo, conferma il presidente del Consiglio. "La verità -spiega Berlusconi- è che con il lodo Ciarrapico dovetti subire un'imposizione politica da parte dei due più importanti leader del tempo (Craxi e Andreotti, n.d.a.). Mi dissero: hai tre reti televisive, non puoi mantenere anche la proprietà di Repubblica, dell'Espresso e dei 18 giornali locali. Devi scegliere".

 

"Fui costretto ad adeguarmi e scelsi naturalmente le televisioni. Quindi obtorto, anzi 'obtortissimo collo', fui costretto a subire quella transazione nella quale De Benedetti si prese tutto ciò che era politicamente influente ed economicamente più redditizio. A noi restarono i libri e le riviste della Mondadori del tutto ininfluenti sul piano politico. Gli uomini della Cir si alzarono dal tavolo facendo salti di gioia. Io faticai ad alzarmi -conclude il premier- perché ero sconfortato, deluso, abbattuto. Mi sentivo come uno che aveva subito un'intollerabile estorsione''.

 

Berlusconi parla anche del suo Milan: ''Per un innamorato nessuna cifra vale il sacrificio. Solo il bene dell'amato può prevalere''. "Farei il sacrificio di cedere il Milan soltanto a chi potesse giovargli più di me. Finora non si è fatto avanti nessuno che abbia questo requisito'', dice. Con Abramovich ne ha mai parlato? Pensa che il proprietario del Chelsea voglia entrare nel mercato calcistico italiano? "No, credo davvero che il Chelsea gli basti ed avanzi''.

 

 
 
 
 
 

 


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