Ancora due vittime per l'influenza A. La prima a Perugia dove un 65enne, che era cardiopatico e diabetico, è morto nella notte tra sabato e domenica in ospedale a Branca. Si tratta del secondo decesso in Umbria, legato al virus H1N1. Il secondo decesso si è verificato all'ospedale Moscati di Avellino. Vittima una donna di 49 anni, di Monteforte Irpino (Avellino), residente a Mercogliano. La donna, risultata positiva al test del virus H1N1, è morta per una polmonite interstiziale bilaterale. Era affetta da una broncopneumopatia cronica ed era in ossigenenoterapia domiciliare da diversi anni, oltre a pesare 160 chili.
Intanto il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio da Cernobbio (Como), dove è in corso la quarta edizione del Forum di Meridiano Sanità ('La salute dei Lea - federalismo, innovazione e risorse'), insiste sull'invito a smorzare i toni: "Mi sembra che i giornali inizino a capire: non è il caso di continuare a fare inutili allarmismi. Tutti si rendono conto che quella da H1N1 è un'influenza leggera e che solo in rarissimi casi è grave. Le influenze, e forse questo finora non si sapeva, sono delle malattie che portano anche dei decessi. Ed è bene che i cittadini lo sappiano".
Ma il viceministro ricorda che esistono i vaccini e sono sicuri. La speranza è che "in futuro aumenti l'adesione alla campagna vaccinale per le influenze stagionali che verosimilmente comprenderanno anche questo fra i vari ceppi". Per il momento le raccomandazioni di Fazio sono due: "La prima è che le categorie a rischio si vaccinino perché rischiano veramente molto. L'altra è che si capisca che i vaccini sono sicuri e sono usati in tutto il mondo. Non posso accettare che si pensi che i governi di tutto il mondo utilizzino dei prodotti non sicuri". I vaccini, incalza, "sono stati testati, sono state prese delle decisioni a livello internazionale, non solo a livello del nostro Governo. Quindi manteniamo la calma e vediamo di affrontare queste problematiche con la collaborazione di tutti".
A questo proposito Fazio annuncia che "allo stato attuale sotto i 10 anni è prevista la doppia dose a tre settimane di distanza l'una dall'altra". "Non è inoltre escluso -aggiunge- che si possa fare una valutazione per cui il richiamo o entrambe le dosi possano contenere la metà dell'antigene". Anche se "le due dosi verosimilmente resteranno un punto fermo perché c'è un problema di immunità nei giovani -precisa il viceministro- non è escluso che per loro la quantità di antigene possa essere ridotta in futuro". Perà "al momento sono previste due dosi piene". In Italia, dunque, per i bambini "si farà la doppia dose". Intanto, spiega Fazio, si farà la prima iniezione. "E poi -conclude- si ritornerà dopo tre settimane-un mese per la seconda".









