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Venerdì 30 Luglio 2010
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"Io, assassino confesso di mia madre malata terminale" di Aldo Chiarle

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L’articolo pubblicato sul nostro “Avanti!” martedì 17 sul caso Englaro, da un illustre giurista, il vecchio nostro compagno Angelo Miele è tutto da leggere e da meditare, perché illustra la tragedia di Eluana con scienza giuridica e giustamente scrive che “un provvedimento giuridico non fa legge e il capo dello Stato non firmando il decreto legge ha forzato il dettato costituzionale”.Credo che il mio amico Miele abbia ragione, anche se nelle conclusioni il mio pensiero dissente fondamentalmente dal suo. Lo ringrazio per quanto ha scritto, ma soprattutto per non aver dato dell’assassino a quanti non la pensano come lui. Sono molto vecchio, ho vissuto tanti anni da sapere cosa è il dolore e cosa è la morte. Durante la guerra, ho visto due volte la morte vicino, la prima volta quando una raffica di un “machin-pistol” tedesco, in un combattimento a distanza ravvicinata mi ha bruciato i capelli, la seconda volta nei giorni della Liberazione di Torino, quando un colpo di fucile di un cecchino mi ha sfiorato l’orecchio. Sono momenti terribili che ti sconvolgono e che ho sognato per lunghi anni, svegliandomi di colpo. Ancora adesso - sono passati ben sessantasei anni - quando questi ricordi vengono alla memoria, mi sento sconvolto. La morte è una brutta cosa.Ho provato anche il dolore, atroce, quando mia madre si è ammalata di tumore; operata una prima volta all’utero e neppure un mese dopo alla testa e poi una metastasi generale accompagnata da atroci dolori. Erano gli anni Sessanta e io ho appreso la notizia da mio fratello medico, ritornando dagli Stati Uniti d’America dove mi aveva portato la mia professione di giornalista. Notizia atroce alla quale ho reagito con tutte le forze. Sui giornali di quell’anno una notizia: un medico siciliano aveva scoperto un farmaco miracoloso per il cancro. Parto immediatamente e contro una forte somma di denaro mi vengono date delle fialette per iniezioni, che poi fatte analizzare ho scoperto che era solo acqua distillata. In quegli anni a Milano il professor Bucalossi era forse il luminare più importante; corro da lui, con il quale mi legava un fraterno rapporto ideale e politico, ma la sua risposta è stata sincera e spietata: nulla da fare, tutto sarebbe stato inutile. Mia madre continuava a soffrire e io e mio fratello non ce la sentimmo più di mandare avanti queste atroci sofferenze: mia madre ha avuto una dolce morte. Ha aperto gli occhi, mi ha sorriso e mi ha detto che erano cessati i dolori. Dopo pochi minuti ha chiuso gli occhi per sempre. Mio fratello scoppiò a piangere, chiedendole perdono, io no. Mi sono sentito orgoglioso di aver impedito di soffrire e vedendo il suo “sonno” le ho dato l’ultima carezza. Non mi sono mai sentito un assassino, mantenendo però il mio “segreto” per più di quaranta anni, per non essere incriminato. Ho seguito attentamente tutti gli articoli che sono stati pubblicati sulla povera Englaro, articoli che mi hanno sconvolto. Ne riporto solo alcuni. “L’amarezza dei vescovi. E il cardinale Saraiva Martins accusa: Dio li perdoni per quello che le hanno fatto” (“la Repubblica” del 10 febbraio); “Ha vinto il no all’alimentazione e l’Italia faccia un esame di coscienza” (“la Repubblica” del 10 febbraio); “Linea dura del segretario della Congregazione dei sacramenti. Scomunicate chi l’ha fatta morire. Attacco del Vaticano: niente comunione a politici e medici colpevoli” (“la Repubblica” del 13 febbraio); “Il dramma. Tragico epilogo a 7 giorni dal trasferimento a Udine. Prima del decesso tante voci di un intervento, ma nessuno si è mosso. La Cei: non venga meno la passione per la vita. Eluana è morta ieri sera dopo quattro misteriosi giorni senza cibo” (“Avvenire” del 10 febbraio); “Berlusconi: ha vinto la cultura della morte: resa impossibile un’azione per salvarla” (“La Stampa” del 10 febbraio); “Eutanasia, il Papa all’attacco: È una falsa soluzione. La condanna di Ratzinger nella settimana decisiva per Eluana” (“la Repubblica” del 2 febbraio 2009); “Un Paese di assassini, perché chiunque abbia sostenuto quella tesi secondo cui fosse giusto uccidere Eluana, farebbe meglio a guardarsi allo specchio, a trovare un modo quantomeno per pulirsi quella coscienza sporca di un delitto, ci hanno partecipato almeno 30 milioni di italiani” (articolo di Eugenio Cipolla, pubblicato sull’“Avanti!” del 13 febbraio, fortunatamente nella rubrica “L’opinione”); “Addio a Eluana: il Vaticano prega per lei. Che il Signore perdoni chi ha fatto certe scelte”. E ancora: “L’intervista a Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria: È stata una esecuzione, è Dio padrone della vita” (“Il Giornale” del 10 febbraio); “Manifesti funebri per Eluana. Li stampa il Vescovo di Ivrea” (“La Stampa” del 14 febbraio); “Eluana, il governo chiede una sospensione. Aspettare la legge è omicidio” (“La Stampa” del 9 febbraio).Ma come è possibile che questi difensori della “non vita” non abbiano pensato alla tremenda tragedia vissuta dal padre? Ecco una altra serie di articoli che è giusto ricordare: “Il padre, vado avanti. la Chiesa non può impormi i valori” (“La Stampa” del 9 febbraio); “Beppino in lacrime: non parlo” (“Il Riformista” del 10 febbraio); “Il presidente del Friuli Venezia Giulia: so che per Beppino e per la sua famiglia è un momento difficile. C’è una sentenza, nessuno si intrometta. Il governatore Tondo: è un loro diritto, rispettiamolo” (“la Repubblica” del 3 febbraio); “Il mio calvario lungo 17 anni. quando Englaro ha ricevuto la notizia della morte ha sospirato: È finita. Ora lasciatemi in pace; Ho fatto tutto da solo, spero di meritare rispetto” (“La Stampa” del 10 febbraio); “L’ultimo grido della madre: non voleva vivere così” (“la Repubblica” del 10 febbraio); “Il primario in lacrime: andrò sino in fondo. Viviamo come carcerati e fuori ci insultano” (“la Repubblica” del 7 febbraio); “Eluana, l’autopsia assolve i medici. Nessun mistero dietro la morte” (“la Repubblica” dell’11 febbraio); “Eluana, è morte naturale” (“La Stampa” dell’11 febbraio).Ma perché i giornali hanno sempre pubblicato la foto di Eluana quando era viva e molto bella, dando così una visione distorta delle condizioni di questa povera ragazza? Ma leggiamo altri titoli di giornali: “La voce della famiglia irrompe nel ben mezzo dello scontro istituzionale. L’invito di papà Beppino: Udine. Il padre di Eluana scrive da padre a padre a Napolitano e Berlusconi perché vedano da vicino le condizioni della figlia” (“Il Riformista” dell’8 febbraio); “Volevano le foto di Eluana morente e Beppino disse: no, è macabro. Gli avvocati al padre: meglio farle” (“la Repubblica” del 15 febbraio); “Il ribelle forzista. Il senatore friulano. Saro: faceva impressione. L’ho detto a Berlusconi” (“Corriere della sera” dell’11 febbraio); “Il no del governatore a Berlusconi. Renzo Tondo: io l’ho vista, Englaro ha ragione” (“la Repubblica” 9 febbraio); “Da Lecco a Udine in macchina con la moglie; ma ha voluto che lei restasse fuori: Non doveva vederla così. L’ultima carezza di Beppino alla figlia. Voglio sparire, non andrò alla sepoltura” (“la Repubblica” dell’11 febbraio).Ecco, in questi titoli di giornali, fotografata la reale situazione di Eluana. Se io, vedendo mia madre soffrire senza più alcuna possibilità di salvezza, ho preso la decisione tremenda di non vederla più soffrire, capisco perfettamente il padre che ha vissuto per ben 17 anni la tragedia di sua figlia. Forse io, che non ho il “dono della fede”, non condivido la teoria che il dolore “sublimi” la vita. Ma che cosa è realmente la vita? Chi in buona fede può rispondere a questa domanda? Forse i credenti, perché chi crede non si pone questa domanda. Per me la vita è comunicare, parlare, sorridere, ma soprattutto non vedere i propri cari soffrire. Quando il signor Cipolla dà dell’assassino a chi la pensa come me, e come lui dice a ben trenta milioni di italiani, rispondo solo che forse è stato fortunato e non sa cosa vuol dire il dolore quando una persona cara, la cui vita è più cara della propria, soffre atrocemente o è mantenuta in vita in condizioni disperate e gli auguro di non provarlo mai. Potrei ricordare l’accusa dicendo che è solo un sadico, come i medici dei campi di eliminazione nazisti verso gli ebrei.Come motivo di riflessione voglio riportare le parole di un grande cancerologo, il professor Umberto Veronesi: “Credo che la maggior parte della gente, come risulta da ripetuti sondaggi negli ultimi venti anni, rifugga da una vita mantenuta in modo artificiale grazie alle tecnologie mediche. Non si tratta di sostenere l’eutanasia, ma di riportare nel suo alveo naturale la fine della vita, e soprattutto di rispettare la volontà del malato”. Ecco quindi la necessità del “testamento biologico” che ponga finalmente fine a discussioni ideologiche, che passano sopra la testa dei malati. E ancora il professor Veronesi: “Ricordo con una stretta al cuore l’immagine della folla che manifestava sotto l’ospedale americano dove giaceva Terry Schiavo, per non farla morire di fame e con la stessa tristezza ho guardato le bottiglie d’acqua depositate nelle nostre piazze per non far morire di sete Eluana Englaro. La gente deve comprendere che è umano lasciarle andare con dignità”.Forse presto il Parlamento discuterà la legge sul testamento biologico. Ma con ogni probabilità sarà una legge inutile che non servirà a molto, perché quasi certamente conterrà una clausola che “la idratazione e alimentazione forzata non si possono rifiutare”. Se così fosse e se succedesse ai miei cari di avviarsi alla fase terminale con grande dolore e come Eluana, non avrei scrupoli di sorta: agirei, come ho agito con mia madre, ma questa volta essendo molto vecchio, lo direi subito. E se succedesse a me, se sarò in grado di farlo lo farò personalmente, perché la vita è mia, e solo mia.
 

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