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Martedì 09 Febbraio 2010
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Influenza suina: bisogna difendere i soggetti più deboli - LEONARDO GIAMBATTISTA VENNERI

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“La nuova influenza è inarrestabile”. Queste le parole usate dall’Oms per richiamare le nazioni ad un’attenta sorveglianza sanitaria ed indirizzarle ad un’adeguata preparazione per affrontare quella che, ormai, è senza ombra di dubbio l’incubo del III millennio: l’influenza suina.Il virus influenzale H1N1/A è ormai inarrestabile nella sua diffusione. Il passaggio del livello d’allerta alla fase 6, quello di pandemia appunto, proclamato dall’Oms l’11 giugno scorso, non è rientrato. Tant’è che la stessa Organizzazione mondiale della sanità ha dato precise raccomandazioni agli Stati, in particolar modo sulla necessità di avere prontamente a disposizione i vaccini e circa la predisposizione di piani di vaccinazione di massa. Proprio per la particolarità del virus, che è mutageno come tutti quelli della sua classe, le previsioni circa la disponibilità dei vaccini restano per settembre-ottobre. Secondo la dottoressa Marie-Paule Kieny, direttrice del programma di ricerca sui vaccini per l’Oms, i primi a dover essere vaccinati saranno gli operatori della sanità, più esposti al rischio contagio per via del loro lavoro, appunto per immunizzarli ed impedire che il sistema sanitario possa collassare con conseguente caos e pericoli facilmente immaginabili. Successivamente, si potrà passare alla vaccinazione di massa per i soggetti maggiormente a rischio: anziani, bambini in tenera età, donne in stato di gravidanza e malati cronici, soprattutto i portatori di patologie respiratorie.Dallo studio sui casi conclamati, pubblicati su “Nature”, sembra emergere che il virus H1N1/A ha come sito preferito d’attacco i polmoni, palesando terribili somiglianze con la tragica influenza spagnola del 1920, responsabile di oltre 40 milioni di morti. Gli esperti sono concordi nel dire che le problematiche si presenteranno con l’arrivo della stagione autunnale, periodo classico dell’influenza, per cui bisogna utilizzare le poche settimane che ci separano dall’autunno per mettere a punto le migliori strategie ed utilizzare tutte le risorse disponibili per evitare il peggio. A favore della diffusione del virus, lo ricordiamo, gioca la facilità odierna negli spostamenti, motivo per cui bisogna predisporre un adeguato cordone sanitario alle frontiere. Soprattutto nei confronti di quei Paesi, cosiddetti in “via di sviluppo”, che a causa delle precarie condizioni igieniche in cui versano possono essere focolai prediletti dal virus.Certo, dal 1920 ad oggi molto è cambiato, soprattutto a livello sanitario, sia in prevenzione che in cura. Gli antivirali e gli antibiotici di cui disponiamo sono chiaramente adeguati allo stato di emergenza. Tuttavia, non si deve sottovalutare il pericolo. Il virus è tanto più subdolo in quanto si trasmette per via aerea, quindi basta uno starnuto, un colpetto di tosse, un semplice bacio tra innamorati per essere esposti al contagio. Fondamentale è la giusta diagnosi, sia per isolare il caso impedendo ulteriori contagi, sia per evitare che banali raffreddori, scambiati per influenza, si trasformino in situazioni di sovraffollamento nelle strutture sanitarie con conseguente aumento di disagio. Sarebbe auspicabile ed opportuno che, data la particolare gravità della situazione, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi e la collega di governo, Maria Stella Gelmini, titolare dell’Istruzione, lavorino ad un tavolo di concerto per valutare l’eventualità di riprendere la consuetudine delle visite mediche scolastiche, soprattutto nelle scuole primarie e dell’infanzia come ulteriore forma di prevenzione, e in particolar modo a tutela delle fasce deboli che anche in questo caso sono sempre i bambini. Una corretta igiene ed un organismo sano sono e restano le principali barriere al contagio dal virus influenzale.Proprio in questo frangente, dove al pericolo influenzale si aggiunge la crisi economica che ha cambiato lo stile di vita - anche alimentare - di molte famiglie, maggiore deve essere l’allerta e capillare il monitoraggio. È certo che in questi mesi la recessione ha ormai indirizzato i consumi delle famiglie italiane verso alimenti meno costosi e non sempre completi dal punto di vista nutrizionale. Una corretta alimentazione è fonte primaria di vitamine ed oligoelementi, fondamentali nei processi di risposta immunologica alle malattie. Per cui, con uno screening medico sulla popolazione infantile in età scolare o pre-scolare, si può agevolmente intervenire contro stati di carenza nutrizionali, debilitanti per l’organismo.In ultimo, sulla vaccinazione e sulla funzione delle vitamine nei processi di difesa immunitaria, il professor Alberto Fidanza, docente di Fisiologia della nutrizione all’Università “La Sapienza” di Roma, nonché esperto vitaminologo di chiara fama internazionale, raggiunto al telefono nella sua residenza di “Minnelea” di Pioppi, in provincia di Salerno, patria della “dieta mediterranea”, ci espone il suo pensiero: “La somministrazione di un complesso polivitaminico, costituito in particolare da complesso B, acido Folico e acido Pantotenico, in associazione alle vaccinazioni, stimola la formazione di anticorpi. Tali vitamine, proprio per la loro importante funzione svolta a livello di sintesi proteica, risultano indispensabili all’organismo per la produzione di anticorpi”.Un po’ come dire che l’influenza si combatte anche a tavola. Conforto si può trovare, per casi particolari, nel proprio medico o farmacista per avere indicazioni circa le corrette integrazioni vitaminiche da assumere per bilanciare l’alimentazione.
 

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