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Giovedì 02 Settembre 2010
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Napolitano e quel presidenzialismo “sottobanco” - GABRIELE CAZZULINI

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La notizia in sé non è il sondaggio Ispo sul gradimento popolare di Napolitano, ma il senso politico con cui viene interpretato: il Quirinale non è solo uno stabilizzatore istituzionale per pacificare i conflitti, è anche un attore politico che interviene da protagonista nella vita del Paese, assumendo decisioni che esprimono un’ampia libertà di scelta e non sono soltanto atti dovuti. Sono dure scelte tra alternative, che indirizzano la vita politica in una direzione piuttosto che in un’altra. Più in particolare la libera scelta del presidente si è espressa nell’approvazione o nel rinvio di leggi approvate dal Parlamento o nel rifiuto di autorizzare i decreti-legge del governo, scatenando effetti politici e legislativi di primaria importanza. Il caso di Eluana e la questione sicurezza sono due esempi lampanti. Napolitano ha preso sul serio il suo compito, forse troppo. Dal ruolo presidenziale al ruolo presidenzialista il passaggio è breve, anche per via di una Costituzione che non chiarisce con rigore i confini del Colle rispetto a governo e Parlamento. Quindi dipende dal presidente e Napolitano pare proprio aver fatto la sua scelta presidenzialista. A questo punto l’intero sistema politico è cambiato, senza bisogno di travagliate riforme costituzionali ma senza neppure consultare il Parlamento e la volontà dei cittadini. Dal parlamentarismo partitocratico della Prima Repubblica l’Italia è andata incontro a un ibrido tra presidenzialismo e premierato. Meno male che Napolitano è l’erede della tradizione comunista dell’anti-presidenzialismo. Oggi invece Napolitano e Berlusconi sono i due titolari di un potere esecutivo condiviso in modo confuso e contraddittorio. Più che una coabitazione è una convivenza forzata, messa a dura prova ogni volta che il Quirinale interviene nelle scelte di Palazzo Chigi con atti presidenzialisti che esprimono una volontà politica priva però di consenso elettorale o appoggio parlamentare. Resta il forte sospetto che il presidenzialismo di Napolitano sia una strategia politica anti-berlusconiana. Nel 2007, all’epoca dell’ultimo governo Prodi, Napolitano non alzò un dito contro le logoranti guerre civili del governo che destabilizzavano l’Italia. Non rinviò nessuna legge e non bloccò nessun decreto. Dal presidente garante al presidente interventista, Napolitano ha fatto inversione di marcia. Infatti prima di fare il presidente, Napolitano resta un politico.
 

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