QUOTIDIANO L'AVANTI

Venerdì 19 Marzo 2010
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La verità non sta da una parte sola - EUGENIO CIPOLLA

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Piove, governo ladro! Quante volte abbiamo sentito dire ai nostri nonni questa frase. E quante volte ci siamo chiesti da dove derivi quest’esclamazione, che di certo nel nostro paese ha un po’ fatto la storia.La teoria più accreditata risale al 1861, quando i mazziniani, preparata a Torino una dimostrazione, furono interrotti nel loro intento da un uggioso giorno di pioggia. In seguito, il “Pasquino”, famosa rivista satirica di altri tempi, pubblicò allora una vignetta di Casimiro Teja raffigurante tre mazziniani al riparo dalla pioggia, inserendo sotto la legenda l’espressione: “Governo ladro, piove!”. Ma ci sono numerose teorie sull’origine di questa espressione, come quella secondo cui a Roma, durante il governo del papato, dato che la pioggia la inviava il “Buon Dio”, il contadino doveva, ad ogni pioggia, versare un contributo allo stato in quanto diretto rappresentante di Dio in terra. O ancora nei territori del Nord Italia durante l’occupazione Austriaca. I contadini, tassati in base al raccolto, sapevano che ad annata piovosa con presunto raccolto più abbondante ci sarebbe stato un conseguente aumento delle tasse. Da qui l’uso di imprecare contro il governo quando piove.Ma si sa, i tempi cambiano, facendo mutare usi e costumi di questa Italia ormai allo sbaraglio. E non c’è da sorprendersi se da un giorno all’altro ci si trovi a non dire più “piove, governo ladro!”, ma “piove, è colpa di Berlusconi!”. Ma da buoni italiani, tocca adattarsi pure questa volta al degrado sociale di quella parte del Belpaese ipnotizzata dai media “liberi”, dai rivoluzionari, da coloro che sotto Berlusconi non ci vogliono proprio stare. E risulta fondamentale, in questo frangente, sottolineare come nessuno in questo paese, sottoscritto compreso, soffra di ipnosi nei confronti del presidente del Consiglio, ma esprima, seguendo i dettami della deontologia giornalistica, un’opinione su un fatto accaduto nel pieno rispetto della persona altrui (vedasi articolo 2 della legge professionale del giornalista).Anche perché il brodo riscaldato, prima o poi si inacidisce. Piove a Messina? 23 morti? Dissesto idrogeologico? No problem. È colpa di Berlusconi. Per tutto il resto c’è quel gruppetto di “difensori” della democrazia pronti a risolvere, almeno a parole, i problemi del paese. D’altronde, non è il sogno di tutti avere un premier che entra in Parlamento vestito da “mafioso”? Che idealizza il mafioso secondo l’abbigliamento tipico di una Sicilia dei tempi andati? Qual è l’illuminante teoria secondo cui coppola e sigaro sono gadget dell’abbigliamento mafioso? Oppure, non è meglio un giornale che parli solo di presunte “malefatte” trascurando migliaia di morti a Sumatra, lo tsunami alle Samoa o i morti di Messina?E se per caso un giorno, a ora di cena, vedrete il direttore del “Tg1” esprimere la propria opinione su un comizio politico mascherato da manifestazione per i diritti di non si sa chi (notasi bandiere del Pd e della sinistra extraparlamentare), sapete già di chi è la colpa. Minzolini in fondo non è un santo e nemmeno un eroe. Semplicemente un giornalista, anzi, il direttore di un telegiornale che segue una linea editoriale e che non porta all’interno del servizio pubblico escort e politica avvelenata. La politica si fa con le tesi, le tesi politiche. L’avversario si contrasta con discorsi che giudichino l’operato politico, non l’operato sessuale. E Minzolini ha fatto ciò, stravolgendo un po’ quello che era il trend “comunista” della televisione di Stato. La non omologazione allo stile di “tele Honk Kong”, visibile premendo il tasto 3 del vostro telecomando, è costata a Minzolini la promozione da semplice direttore di Tg a martire berlusconiano ad opera di quei “sinistri” e forti (così si dice) poteri che in qualche modo non hanno ancora compreso il significato di “volontà popolare”.In fondo, l’ammutinamento dell’equipaggio minzolianiano, rivendicato attraverso quel comunicato che lo ha qualificato come un cinico schierato al servizio del “re” ne è la testimonianza. È la testimonianza che chi professa la libertà di stampa non accetta le opinioni diverse. In questo caso si parla di circa il quasi 50% degli italiani che alle ultime politiche hanno votato Pdl. Un grande esempio per i giovani, dunque, ammassati sabato scorso in centocinquantamila a Piazza del Popolo a Roma in nome della libertà e della verità. Quale? La Questura comunica una cifra di presenti inferiore di quasi tre volte. Testimonianza che chi fa l’ordine pubblico da anni, non sapendo fare il proprio mestiere, sostiene Berlusconi per delegittimare i difensori della patria.E allora vada per l’appello congiunto di Cicchitto, Bondi e La Russa, i quali invocano una grande manifestazione popolare in favore di Berlusconi. Arrivati a questo punto, anche se all’apparenza può sembrare un po’ da “comunisti”, il popolo ha il dovere di scendere in piazza per far vedere che è presente, che sta con Silvio, che vuole questo governo, smentendo una volta per tutte coloro che hanno fatto della libertà un finto cavallo di battaglia, rovinando la reputazione tricolore all’estero, riportandoci un po’ allo stato brado: quello del pasta, pizza e mafia, per intenderci. E speriamo che stavolta siano i giovani i veri protagonisti, quelli del Pdl, quelli che hanno ricevuto in dote una grande fortuna: un’educazione fondata sul concetto di libertà e di democrazia, basata sul rispetto altrui, nonostante le possibili diversità di pensiero.Di fatto ciò è sancito da quell’articolo 21 della Costituzione italiana, secondo cui tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. A meno che le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni siano contrarie al buon costume… e le “vallette” di “Annozero” non lo sono per nulla. E adesso tutti in piazza.
 

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