Lunedì 12 Ottobre 2009 13:22
La Cina ha festeggiato in questi giorni il sessantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese con una parata a Pechino che non ha nulla da invidiare alle parate tedesche di Hitler o di Stalin, con fuochi d’artificio ed enormi gigantografie del presidente Hu Juntao, che per l’occasione non ha indossato giacca e cravatta come sempre, ma la giacca di timoniere alla Mao.Con una parata grandissima alla quale hanno partecipato migliaia di militari, di volontari, di giovani, il presidente ha passato in rassegna il nuovo arsenale atomico, spiegando in pochi minuti di discorso che “solo il comunismo può salvare la Cina” e che per assicurare lo sviluppo del Paese “occorre il comunismo e il marxismo”. Ma fuori dalla propaganda, quale è stata la “vera realtà della via cinese al comunismo”? Una realtà terribile di centinaia di migliaia di morti. Una via disseminata di stragi, di massacri di prigionieri di guerra e di civili, di diecina di migliaia di detenuti in prigioni segrete e di lavoro coatto per tutti, in primo luogo per operai e contadini.Ma lasciamo le parole per passare ai fatti, perchè essi nella tragica realtà delle cifre, non hanno bisogno di commento alcuno. Sono dati forniti, a quasi venti anni dall’inizio della dittatura del comunismo, dalle organizzazioni clandestine cinesi in lotta con l’autorità del Governo al Comitato dei Sindacati Liberi della Federazione Sindacale Americana; è una documentazione sul massacro di oltre 14 milioni di prigionieri di guerra e di civili e sulla applicazione del lavoro coatto nella Cina comunista. La relazione della Lega Democratica Rivoluzionaria concludeva: “Il popolo cinese, che in ordine di grandezza rappresenta un quinto della popolazione del mondo, geme sotto l’oppressione. Questo rappresenta un grave crimine di fronte all’opinione pubblica mondiale. È nostra convinzione che i cittadini imparziali di qualsiasi Paese abbiano il diritto di sapere come sono costretti i cinesi a lavorare sotto un regime di oppressione e di invitare tutti i democratici a prendere immediatamente provvedimenti per mettere al bando questi sistemi di lavoro coatto su vasta scala. Noi siamo tutti convinti che non trascurerete il vostro dovere, per il bene di tute le nazioni del mondo, e per difendere la dignità dell’uomo. Dovrebbe quindi essere intrapresa una immediata azione per procedere ad una inchiesta e per fare ricorso al diritto internazionale. Al popolo cinese non resta che unirsi sempre più strettamente per liberare il proprio Paese da questo regime. Al tempo stesso ci attendiamo l’appoggio di tutte le nazioni. Firmato. Il segretario Way Min”.Ed ecco alcuni dati: dal 1945 al 1951 nella Cina Nord Orientale sono stati fucilati 21.500 prigionieri di guerra giapponesi (in questo numero sono compresi anche prigionieri di guerra trucidati dalle truppe di occupazione sovietica in Manciuria) per il rifiuto di “modificare il loro pensiero”. Dal 1945 al 1951, 4.700 prigionieri di guerra giapponesi, nella Cina Nord Orientale, sono morti per la fatica, sottoposti a lavoro coatto e a maltrattamenti. Dal 1948-1949 sono stati fucilati o sepolti vivi ben 230mila prigionieri di guerra nazionalisti, sui campi di battaglia di Shanghai, Shantung e Chungking, per il rifiuto di diventare comunisti. Altri 110mila prigionieri di guerra nazionalisti cinesi sono stati fucilati o sepolti vivi per tentata ribellione fra il 1949 e il 1952; in tali anni altri 25mila prigionieri di guerra nazionalisti sono morti perchè sottoposti a lavoro coatto e maltrattamenti sempre per essersi rifiutati di modificare il proprio pensiero. Dal 1950 al 1952 sono stati fucilati, decapitati o sepolti vivi ben 22.785 prigionieri di guerra delle Nazioni Unite (524 americani, 21.400 coreani e 861 di altra nazionalità) per tentata evasione e resistenza. E in questi dati non sono compresi i prigionieri di guerra delle Nazioni Unite trucidati dall’esercito comunista nord-coreano.Dal 1947 al 1952 sono morte 2.127.640 persone per esaurimento a seguito di lavori pesanti effettuati alle dipendenze delle forze armate comuniste. Dal 1950 al 1952 sono stati eliminati 4.970.000 “feudatari dei villaggi”. Dal 1951 al 1952 sono state eliminate 3.407 spie straniere (per “spie straniere” i comunisti cinesi intendevano i missionari stranieri e quanti in passato hanno lavorato in Cina presso Enti stranieri. Dal 1951 al 1952 sono stati eliminati 875.663 “commercianti disonesti”. Dal 1950 al 1952 sono stati eliminati 22.498 “funzionari corrotti”. Dal 1950 al 1952 sono stati eliminati 194.412 ladri e rapinatori. Dal 1951 al 1952 sono stati uccisi 35.000 “individui indesiderabili” (per individui indesiderabili i comunisti considerano tutti gli inabili al lavoro o ad una qualsiasi attività produttiva, gli affetti da malattie contagiose e quanti sono considerati “pericolosi” per la società).Dal 1950 al 1952 sono deceduti per maltrattamenti ben 116.744 detenuti. Dal 1951 al 1952 sono stati uccisi “per errore” 81 mila 780 persone sospette (i cosiddetti sospetti per i comunisti sono tutti coloro che sono stati scambiati per nemici in zona di combattimento o ai posti di controllo della polizia e per conseguenza uccisi per errore). Dal 1951 al 1952 sono stati uccisi ben 181.165 “nemici della società”. Il totale complessivo dei civili massacrati è dunque di 14.394.309, in due anni. Una cifra che fa rabbrividire.Erano state arrestate 277.436 – di cui un cinque per cento donne – all’epoca della conquista comunista di tutta la Cina continentale sino alla fine del 1952, per imputazioni penali; mentre per imputazioni civili le persone arrestate dall’epoca della conquista di tutta la Cina continentale alla fine del marzo 1952, erano 86.750 – di cui il 27 per cento, donne. Il numero dei “criminali speciali” detenuti nelle prigioni segrete nel 1957 era di 74.000. Il termine di “criminali speciali” si applica a tutti coloro che sono definiti banditi, sospetti di aver partecipato alle guerriglie e a tutti gli elementi controrivoluzionari all’interno dei partiti di minoranza o dei quadri del partito comunista. Nella sola Shangai più di 3.000 “criminali speciali” del genere risultano detenuti in segregazione. Il numero delle persone detenute nella Cina continentale nel 1957 raggiunge le 391.586 unità e tutti i detenuti che si trovano in carcere, sia come semplici sospetti sia come imputati in attesa di sentenza o infine condannati a brevi pene detentive sono soggetti al lavoro coatto. Oltre al lavoro eseguito nelle carceri, i detenuti sono assegnati a stabilimenti industriali o alle miniere poste sotto il controllo statale come mano d’opera per la esecuzione di urgenti programmi produttivi. I prigionieri si recano al lavoro incatenati due a due da ferri alla caviglia e la loro attività lavorativa non è retribuita ed il loro orario può essere prolungato a piacere della Direzione.Il cibo deve essere fornito dalle loro stesse famiglie e ove queste non risiedano nelle vicinanze o non siano in grado di fornirlo, il governo fornisce direttamente il cibo, il cui costo però deve essere rimborsato dal detenuto non in denaro, ma in lavoro da eseguire anche dopo aver scontato la pena. Anche gli operai delle industrie che svolgono attività lavorativa presso stabilimenti, miniere, fattorie sono sottoposti al lavoro coatto. A questi operai e contadini, sebbene siano chiamati “padroni della nazione” o “membri della classe dominante” è negato il diritto di scegliersi la propria occupazione, di scioperare o chiedere licenze anche di pochi giorni. Essi sono obbligati a lavorare per dodici ore al giorno e nello stesso tempo a partecipare a gare di produzione, a programmi produttivi di proporzioni troppo vaste a manifestazioni patriottiche per l’incremento della produzione e a iniziative stacanoviste.Vi è poi il lavoro coatto come “corvé”. A questa forma di lavoro coatto sono obbligati i cittadini, studenti e commessi di negozio, per la realizzazione di progetti edilizi nella località di residenza o nelle province vicine. E questa attività non è retribuita. Durante i giorni di lavoro questi debbono portarsi il cibo e l’orario di lavoro prevede un minimo di dodici ore di lavoro giornaliero sotto il controllo dei cosiddetti “gruppi per la pubblica sicurezza”. Il numero dei cittadini costretti a questi lavori coatti non è possibile conoscerlo. All’inizio della “idea” ogni famiglia era tenuta ad inviare al lavoro uno dei propri componenti per un periodo di 10 o 15 giorni al mese.Sono passati da allora molti anni e la sorveglianza si è fatta sempre più severa, impedendo la raccolta di notizie precise. Non solo anche per una questione di politica internazionale. Ma tutto lascia credere che ancora oggi nella patria del “comunismo integrale” la situazione dal punto di vista economico non sia molto migliorata. Questa è stata la via cinese del comunismo, quella che oggi nel sessantesimo anniversario, alcuni giornalisti di sinistra italiana, vorrebbe contrabbandare come il non plus ultra dell’ideale comunista.