Venerdì 05 Febbraio 2010 14:46
Sono stati presentati lo scorso 29 gennaio i 35 progetti finanziati dal dipartimento per le Pari opportunità aventi ad oggetto la promozione e diffusione di attività di clown-terapia negli ospedali. “Madrine” dell'evento, il ministro Mara Carfagna e Isabella Rauti, capo del dipartimento.Lo scopo è quello di “sostenere chi rende più rapido il processo di guarigione e più lieve il dolore attraverso il gioco e il sorriso”, commenta visibilmente orgogliosa del lavoro svolto il ministro durante la conferenza stampa di presentazione, sottolineando come l'Italia sia una delle poche nazioni al mondo impegnata a sostenere questa terapia innovativa, mentre in altri Stati è addirittura priva di riconoscimento. Dello stesso avviso è anche l'ex presidente della Federazione nazionale dei clown dottori (Fnc), Roberto Flangini, presente alla conferenza stampa come testimone della sua esperienza da clown dottore. “È la prima volta che il governo riconosce l’importanza del nostro lavoro”, commenta a caldo, “e grazie a ciò ci aspettiamo molti clown dottori con un’alta formazione presenti in un numero sempre maggiore di ospedali”.In effetti la clown-terapy è già ampiamente utilizzata in molti ospedali italiani e del mondo, sebbene non sia riconosciuta né come terapia ufficiale, né tantomeno come forma di terapia palliativa o di supporto. L'importante riconoscimento che il governo italiano ha dato a questa disciplina, la introduce appieno nelle forme di assistenza, non solo psicologica, ma anche emotiva e di supporto familiare nei confronti di quei soggetti che vivono in modo traumatico la degenza ospedaliera, i bambini, elevandola al rango di vera e propria terapia. In sintesi, la clown-terapia consiste in una serie di tecniche prese dai circhi o dagli artisti di strada e applicata in situazioni di difficile adattamento o disagio sociale, quali appunto gli ospedali, le case di cura e i centri di accoglienza.Il suo fine ultimo è quello di stimolare la parte sana della persona, con una serie di scenette comiche, ridicolizzando la malattia, ironizzando sulle pratiche mediche e le terapie applicate, anche le più invasive. In definitiva, si cerca di far dimenticare al malato di trovarsi in un luogo di sofferenza, stravolgendo la situazione e trasformando il luogo di cura in un divertente campo di giochi e divertimenti. Il medico perde la sua fisionomia di astratto camice bianco e si trasforma in un clown, con l'obiettivo di far scaturire dal malato l'energia vitale del ridere, sfruttando le più moderne tecniche di comunicazione e interazione con l'ambiente nel suo complesso. Attori diventano non solo i malati e i medici, ma anche i familiari, il personale sanitario e chiunque si trovi a "passare di lì" in quei momenti.Alla fine del percorso ludico, il bambino-paziente si trova ad accettare più volentieri le cure cui è sottoposto, uscendo dallo stato di angoscia e prostrazione in cui spesso versa a causa della sua particolare condizione fisica. Si ha una rivoluzione emotiva che comporta una disposizione positivistica alla cura, vista ormai come un gioco, che spesso, documenti scientifici alla mano, riduce i tempi di degenza. Tre le linee d'intervento di questo progetto ministeriale: l’attività di clown terapia presso strutture ospedaliere; dei percorsi formativi in clown terapia; e azioni di comunicazione e sensibilizzazione sulle attività di clown terapia. Finanziate, rispettivamente, con 1.250.000 euro la prima, 450mila euro la seconda e 300mila euro la terza. Il contributo pubblico di finanziamento dei singoli progetti potrà arrivare fino al 90%. Un impegno serio, forte e consistente, quello profuso dal dicastero guidato dalla giovane Mara Carfagna, speso nell'ottica di garantire senza mezzi termini un diritto fondamentale per tutti, e in modo particolare per i bambini: il diritto al miglior trattamento e alle migliori cure possibili.