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Venerdì 30 Luglio 2010
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Dopo anni di polemiche la terrazza del Pincio torna ai romani - FABIOLA RIETI

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La terrazza del Pincio torna ai romani, dopo le polemiche tra l’ex sindaco Walter Veltroni e l’attuale primo cittadino, Gianni Alemanno. Il motivo dei dissapori era il progetto, sostenuto dall’ex leader del Pd, di costruire un parcheggio sotterraneo per 700 posti auto presso il giardino.Il nuovo sindaco della capitale si è subito detto contrario, supportato anche dal ministro per i Beni culturali. A motivare tale presa di posizione, non è stato solo il fatto che la terrazza è il primo giardino della Capitale, tutelato dalla Carta dei giardini storici, voluto da Napoleone Bonaparte e realizzato secondo il progetto dell’architetto neoclassico Giuseppe Valadier, ma anche il ritrovamento di importanti reperti archeologici durante gli scavi. Per porre fine alla questione era stata nominata una commissione che aveva ritenuto necessaria una variante progettuale sul piano archeologico, perché “lo svuotamento in profondità del colle e l’inserimento di un rilevantissimo volume di una nuova edificazione” avrebbe potuto “compromettere in modo irreversibile il valore storico e la qualità estetica-ambientale dei luoghi interessati, a partire dalle memorie archeologiche fino alle più moderne rilevanze di ordine architettonico”.Alla fine del 2008 furono interrotti i lavori e il Comune di Roma aveva intrapreso quindi la delicata fase di ripristino e restauro dell’arredo urbano curata dall’Ufficio Città Storica del VI Dipartimento, in collaborazione con la Soprintendenza statale e comunale. Il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, aveva comunicato che la gran parte delle strutture archeologiche recuperate sarebbero state interamente coperte con tessuto e pozzolana: “La parte rimanente - aveva detto - corrispondente a strutture marginali di una villa romana che affaccia sul Muro Torto, la cui porzione centrale era andata già distrutta dal progetto di risistemazione del Pincio del Valadier, sarà coperta a solaio con una struttura sostenuta da 12 pali che dovranno corrispondere, laddove possibile, ai fori di carotaggio realizzati nel corso delle indagini archeologiche e comunque ricadere sul terreno vergine”.Quindi, dopo tre anni di polemiche la terrazza ha abbandonato le sembianze di un cantiere e l’area dello scavo archeologico è stata protetta da una teca di vetro visitabile. I 700 posti auto ci saranno comunque, garantisce Alemanno, perché saranno ricavati dall’allargamento del parcheggio di Villa Borghese sotto l’attuale galoppatoio. Questa alternativa è “una risposta identica al problema della mobilità, ma non lesiva del patrimonio. Così salviamo il Pincio senza rinunciare all’idea di liberare il Tridente dalle macchine, per andare verso la pedonalizzazione del centro storico”.Le polemiche, però, non sembrano spegnersi. Mario Mei, vicecapogruppo del Pd al Comune di Roma, considera una “grave scelta quella della giunta Alemanno di bloccare la realizzazione del parcheggio, un ennesimo stop allo sviluppo della città”. Il consigliere comunale Fabrizio Panecaldo, invece, dice che la scelta del sindaco “mette una pietra tombale sulla pedonalizzazione del Tridente e sulla modernizzazione della città”. In attesa dei prossimi progetti e impegni per la valorizzazione del centro storico, intanto i romani (e i tanti turisti) possono tornare a godere del panorama del Pincio.
 

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