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Venerdì 30 Luglio 2010
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“Il Pdl deve imparare dalla Lega” - SABRINA TROMBETTI

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Adesso stop alle divisioni, poi un cambio di marcia. Vero. Nel Pdl occorre aprire una discussione approfondita e franca subito dopo le elezioni regionali. “Bisogna ridisegnare un partito che altrimenti rischia di morire di contraddizioni”. Sergio Pizzolante, parlamentare del Popolo della libertà, interviene nel dibattito avviato dall’onorevole Giorgio Stracquadanio che, in un editoriale apparso su “Libero” nei giorni scorsi, invita ad innestare una nuova marcia per la rinascita del Pdl “istituzionalizzando il carisma di Berlusconi e smettendola con le risse”. ”Stracquadanio - afferma Pizzolante - sostiene che dall’impasse si esce ricominciando da capo, ossia fondando un nuovo partito costruito sul leader e il suo popolo”. “Io sono dell’idea - sottolinea Pizzolante - che non si procede ripartendo da zero bensì aggiungendo un altro pezzo alla casa del Pdl”. Una stoccata per il presidente della Camera: “Fini sbaglia quando immagina un futuro politico pescando le sue nuove idee nelle vecchie idee della sinistra per contrapporsi al Pdl”. Quanto poi alle accese polemiche divampate in queste ore sul decreto salva-liste, il parlamentare pidiellino attacca la sinistra: “È ricattata da Di Pietro e gode quando il popolo non può andare a votare”. Onorevole Pizzolante, secondo lei serve un nuovo predellino?“Sicuramente occorre immaginare un partito che sia basato sulla leadership di Berlusconi, ma che sia anche ancorato alla capacità di essere organizzato sul territorio e di produrre politica di servizio. Noi abbiamo fino ad oggi esplorato solo la prima parte del percorso, dobbiamo imparare a costruire la seconda, un grande leader ha bisogno di un grande partito”.In sostanza che cosa suggerisce?“Il Pdl deve essere basato su un nuovo rapporto, che deve essere fecondo, tra il leader e un partito radicato sul territorio. Il modello da seguire, e questo lo sostiene anche Stracquadanio, è quello storico del partito francese di De Gaulle: in Francia si è riusciti a costituzionalizzare la leadership. Bisogna fare lo stesso in Italia con il nostro presidente del Consiglio. Il ragionamento quindi non va incentrato sul dopo- Berlusconi ma su come noi possiamo portare Berlusconi e il berlusconismo nel futuro”.Come valuta la possibilità di arrivare all’elezione diretta del capo dello Stato?“Sono da sempre favorevole, ma è questa una ragione in più per costruire un partito basato su leadership e territorio. A un potere in più per i cittadini devono poter corrispondere più responsabilità, più consapevolezza, più partecipazione”.Esiste un modello politico da seguire?“La Lega è un partito fondato sulla grande leadership di Bossi e nello stesso tempo ha una capacità di essere un partito di servizio con una presenza forte nel Paese, a livello regionale e locale. È un modello di partito del Novecento senza però avere gli apparati e le burocrazie del passato. Sta qui la sua modernità. Non è solo un fatto organizzativo, è buona politica. Significa imparare a coltivare relazioni virtuose con il territorio, creare collegamenti veloci tra domanda e offerta di buon governo ad ogni livello. Significa inoltre far crescere una classe dirigente più adeguata”.Devono essere chiariti i rapporti con An?“Dopo il voto assolutamente sì. Sbaglia il presidente Fini che immagina un futuro politico pescando le sue nuove idee nelle vecchie idee della sinistra. E si pone, dal punto di vista concettuale, ideale, programmatico in contrapposizione con il popolo del Pdl. E non va bene la logica delle correnti di An, un meccanismo con il quale la corrente viene prima della costruzione del partito… e la politica scade”.Caos liste: con il decreto la questione pare risolta. Di chi è stata la colpa?“C’è stata sicuramente una buona dose di sciatteria da parte di qualcuno, ma vi è anche stata una attenzione particolare verso le liste del Pdl da parte dei giudici e delle altre forze politiche. Fa parte delle operazioni di screditamento del nostro partito. Quindi ci sono responsabilità diffuse”.Come considera la risposta del Pd e dell’Idv alla firma del decreto da parte di Napolitano? Sabato l’opposizione scenderà in piazza.“È una reazione folle e grottesca. Sta andando in scena il dramma di una sinistra ricattata da Di Pietro e che manifesta addirittura contro il capo dello Stato, contro il buonsenso e la democrazia. Una sinistra che gode quando il popolo non può andare a votare. Io, che sono un deputato emiliano-romagnolo, mi chiedo che cosa sarebbe successo se nella mia Regione avessero escluso il Pd dalla competizione elettorale…”. Tema caldo resta quello delle intercettazioni telefoniche…“Che quadro pessimo! In questo caso c’è una nostra grande responsabilità politica perché Berlusconi, Fi e Pdl sono nati con l’obiettivo di realizzare due riforme: quella della giustizia e quella del fisco, per cambiare il rapporto tra il cittadino e lo Stato. Mi auguro che nei prossimi tre anni si riuscirà a recuperare il terreno perduto rispetto a questi temi. Anche su questi obiettivi occorre garantire al presidente Berlusconi il massimo sostegno”.
 

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