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Venerdì 30 Luglio 2010
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La democrazia non vive soltanto di regolamenti - GIULIO SCARRONE

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A dire la verità, guardando a ciò che sta succedendo nella politica italiana, verrebbe la voglia di occuparsi d’altro. Poi, però, subentra il ragionamento, per cui questo è il nostro Paese e se va male, va male per tutti. Allora, non si può fare a meno di apprezzare la scelta del presidente della Repubblica, di controfirmare il decreto cosiddetto “interpretativo”, che consente alle liste del Pdl di partecipare alle elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio. Perché, al di là di ogni altra considerazione, non si poteva pensare che milioni di elettori venissero privati dei candidati di riferimento per le elezioni regionali dei prossimi 28 e 29 marzo, e quindi del diritto di voto riconosciuto dalla Costituzione, facendo prevalere l’aspetto  burocratico su quello dei valori. Sarebbe come - anche se l’esempio è infinitamente meno importante, ma rende pur sempre l’idea - dar ragione a quella custode del Pantheon, a Roma, che l’altro giorno ha fatto sospendere un concerto di musiche di Vivaldi, a quattro minuti dal termine, perché “di domenica il Pantheon chiude alle 18”.Quelli del Pdl, nella presentazione delle liste, soprattutto per quanto riguarda il Lazio, avranno pure combinato qualche pasticcio, ma ci sono dei valori che vanno ben al di là di qualsiasi interpretazione burocratica dei regolamenti. È un po’ il ragionamento che ci si aspettava facesse il Partito democratico, e per esso il suo segretario Bersani: le regole sono le regole e vanno rispettate, ma quando lo stesso confronto democratico viene messo in discussione, non rimane che sedersi attorno a un tavolo per vedere come venirne fuori. Quale arbitro farebbe giocare una partita con una sola squadra in campo? Invece, Bersani, non soltanto non ha fatto questo ragionamento che per noi rimane di elementare chiarezza, ma ha preannunciato una manifestazione di protesta per sabato prossimo a Roma e sarà, inevitabilmente, una manifestazione di protesta contro il riconoscimento agli elettori lombardi e laziali del Pdl del loro diritto di voto. Ebbene, se Bersani volesse essere coerente fino in fondo, a questo punto dovrebbe appoggiare anche la richiesta di “impeachment”, presentata da Antonio Di Pietro nei confronti di Napolitano, per aver controfirmato il decreto del governo. La verità è che, ancora una volta, il Partito democratico dimostra di essere un partito che rimane a metà del guado, un po’ di qua ed un po’ di là, combattuto tra l’essere e il non poter essere, né carne, né pesce. Rendendosi così prigioniero di Di Pietro da una parte e di Pannella dall’altra. E pensare che gli argomenti per combattere sul serio battaglie democratiche nel nostro Paese non mancano davvero, come dimostra, tanto per fare un esempio, l’inchiesta condotta da “la Repubblica” sulle province, che continuano a sopravvivere a se stesse, non servono ormai più quasi a niente, e rappresentano uno spreco di 14 miliardi di euro l’anno. Sono 110 centri di potere, 19 con meno di 200mila abitanti; alcune di queste province esistono soltanto sulla carta, come la pugliese Bat, acronimo dei tre capoluoghi Barletta, Andria e Trani. Come se tutto ciò non bastasse, ci sono richieste per la costituzione di 21 nuove province, con relativi presidenti, assessori, stipendi e gettoni di presenza. Eppure le province dovevano essere soppresse, stando all’impegno assunto in campagna elettorale dallo stesso presidente Berlusconi. Di questa soppressione, il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, ne ha fatto da tempo un cavallo di battaglia del suo partito. Finora non se n’è fatto nulla, perché, evidentemente, le resistenze, frutto dei giochi di potere rappresentati appunto dalle province, si sono dimostrate più forti di qualsiasi riferimento al semplice buonsenso.E allora: le regole scritte sulla carta sono importanti e il loro rispetto è una garanzia per tutti. Ma vogliamo dire che è altrettanto importante la sostanza di quella democrazia alla quale le stesse regole fanno riferimento? Altrimenti, di sola burocrazia si può anche morire.
 

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