Giovedì 11 Marzo 2010 16:18
Il “pasticcio” delle liste elettorali - che rischia di diventare un golpe per via giudiziaria - ha almeno un pregio: dimostra che anche nel centrosinistra vi sono persone intellettualmente oneste, ma purtroppo sono l’eccezione. Il primo a prendere posizione su questa assurda situazione, dove colpe e dolo si mescolano in modo oscuro, è stato il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Egli ha affermato con chiarezza che un’elezione senza la lista del Popolo della libertà, il partito di maggioranza relativa nel Paese, sarebbe inammissibile e senza valore politico. L’ha subito seguito il giovane esponente del Partito democratico, Mario Adinolfi, che ha chiesto ai suoi compagni: ve lo immaginate cosa avremmo detto e fatto noi se la nostra lista fosse stata esclusa in Emilia per semplici vizi formali? Infine, il presidente Napolitano - da quel galantuomo che è - ha avuto il coraggio, l’intelligenza e il buon senso di firmare un decreto che in mancanza di proposte alternative condivise, tentava di dare una soluzione concreta al “pasticcio”. Sfidando l’ostilità della sinistra e spiegando senza ipocrisia ai cittadini che in una vera democrazia la sostanza è importante almeno quanto la forma. Già duemila anni fa fu risposto ai farisei che la legge è stata fatta per gli uomini e non gli uomini per la legge. Che una avventuriero della politica come Di Pietro non capisca - o faccia finta di non capire - la saggezza di Napolitano e lo copra di insulti beceri, non mi meraviglia. Mi sembra, invece, incredibile che politici navigati, come molti dei dirigenti del Pd, siano talmente ottusi da non intuire che la decisione di Napolitano aveva non soltanto lo scopo di difendere la concreta libertà di scelta dei cittadini tramite un voto non mutilato, ma anche di proteggere l’opposizione dal proprio accanimento su una posizione errata che sta diventando un boomerang. Persino un personaggio indubbiamente fazioso ma tutt’altro che sciocco come Oscar Luigi Scalfaro lo ha compreso e ha cercato, invano, di avvertire i propri compagni con un’intervista al “Corriere della sera”. Afferma l’ex presidente della Repubblica: “In Lazio e in Lombardia cosa sarebbe successo se si fosse votato senza la lista del partito di maggioranza? Sarebbe stato eletto un organismo che non avrebbe rappresentato la realtà e che, nonostante ciò, avrebbe dovuto amministrare le due Regioni senza rispecchiare davvero la società. Esponendosi per cinque anni ad agitazioni, turbative, rifiuti di obbedienza e quant’altro. Una follia”. Una follia che la sinistra rischia di pagare molto cara, perché gli italiani sono scarsamente interessati alle astruse normative elettorali, ma se qualcuno cerca di fregarli privandoli dei loro diritti alla fine capiscono.