Venerdì 12 Marzo 2010 15:28
È urgente porre fine al più presto possibile a questa fase confusa, tormentata, rissosa; la politica prigioniera della virtualità mediatica, della contrapposizione urlata, della deriva irrazionale verso il vicolo cieco della destabilizzazione e della criminalizzazione.Il “pasticciaccio brutto” dei listini e delle liste è figlio di un clima permanente di “guerra fredda” che sta distruggendo, attraverso continui processi di delegittimazione e di svuotamento delle istituzioni, il bipolarismo. Si sono aggiunti poi altri elementi distorsivi; una legislazione elettorale fatta di un groviglio di procedure, timbri, firme, permessi, divieti, cioè un formalismo giuridico-burocratico che inquina il principio di legalità; le difficoltà del Pdl, squassato da baronie locali rissose, da “cacicchi” incompetenti e arroganti, da cortigiani inclini al complotto; la fragilità congenita dei partiti che si sono illusi di trasformare la società civile in società politica mediante alcuni slogan roboanti di retorica nuovista; la deriva della tradizione libertaria radicale verso contorte formule di opportunismo pseudo-legalistico.E mentre il Pdl stenta a ritrovare una linea strategica per uscire dall’impasse, ecco il Pd che puntualmente consuma un clamoroso autogol, imboccando la via delle manifestazioni giustizialiste, secondo vecchi tic veterocomunisti. Ma questa volta la piazza sarà gestita dal populismo forcaiolo dell’Italia dei valori; e il Pd resterà impantanato in questa palude melmosa per tutta la campagna elettorale. Una ulteriore dimostrazione che per la sinistra italiana è tuttora impossibile trasformarsi in alternativa di governo, perché egemonizzata dalle pulsioni più viscerali e forcaiole.Quindi il Pdl e tutti i moderati recuperino rapidamente i toni e i modi di una campagna elettorale “normale”, pacata, serena, costruttiva, concreta; e costruiscano un dialogo serrato e capillare con tutti i cittadini, in modo da dare risposte rassicuranti e positive alle loro paure e alle loro speranze. Il nostro impegno deve concentrarsi con chiarezza e rigore propositivo intorno ad alcune linee essenziali. Il primo problema del Paese è la grave crisi demografica e il processo di invecchiamento, a cui si aggiungono sul piano sociale e culturale gli effetti distorsivi delle ondate migratorie e delle complessità della integrazione; su questo versante a livello nazionale e nelle politiche regionali bisogna dare risposte concrete al valore della vita e della famiglia (lavoro, casa, servizi all’infanzia e alla famiglia, aiuti alle giovani coppie, quoziente familiare, eccetera). Se nei prossimi anni, attraverso una politica di lungo respiro, non riusciremo ad invertire il saldo demografico che ora è negativo (588mila morti contro 570mila nati), nessuno slogan salverà il Paese dal declino.In secondo luogo, dopo il fallimento del turbocapitalismo finanziario e del “pensiero unico” dei neoconservatori, recuperiamo concretamente le ragioni e le politiche dell’“economia sociale di mercato”; sia riorganizzando il welfare, sia sostenendo fortemente le pmi, sia favorendo l’innovazione e la ricerca, sia promuovendo un vasto pacchetto di grandi opere infrastrutturali attraverso una solida alleanza con la Cassa Depositi e Prestiti e il sistema bancario.In terzo luogo, le Regioni devono affrontare con decisione il grave problema del mutamente climatico e dell’inquinamento. Vasti programmi di teleriscaldamento nelle aree metropolitane; espansione della rete metropolitana anche negli hinterland; favorire il trasporto merci su ferro e su acqua; un vastissimo sforzo di rimboschimento e di piantumazione.Lasciamo pure che la sinistra, trascinata da Di Pietro e dai girotondini, continui con stoicismo autolesionista a infangare Berlusconi su uno stantio copione di criminalizzazione e delegittimazione. Il Paese va altrove: chiede normalità, pacatezza, risposte concrete alle sue paure e alle sue speranze. Al Pdl e a tutti i moderati sostenitori conviene seguire questa via e organizzare di conseguenza un dialogo fitto e sincero coi cittadini.