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Lunedì 06 Settembre 2010
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Crimini informatici, il male del terzo millennio - LEONARDO GIAMBATTISTA VENNERI

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Una nuova tipologia di crimini minaccia la vita e la tranquillità di noi tutti. Ad aggiungersi ai reati cosiddetti tradizionali, sono questa volta i reati informatici, nati in contemporanea con l’avvento del computer, e diffusisi a macchia d’olio con l’abbattimento delle frontiere dello spazio e del tempo operato dal web. Attacchi di hacker, furti d’identità, phishing, truffe e pedopornografia on-line, addirittura forme di apologia di reati ed inni alla violenza e all’odio razziale, terrorismo o traffico di droga, sono solo una piccola parte dei reati che ogni giorno si perpetrano nella rete. Ad essere esposti sono sempre i più deboli. E deboli in questo caso sono coloro che non hanno molta familiarità col mezzo informatico, né hanno quella malizia tale che li porta a dubitare di offerte e invitanti promesse ricevute via mail, ma spesso sono gli ignari ragazzini che passano sempre più tempo, senza la supervisione di un adulto, dinanzi al pc. Ed è a questo target di utenti, meno accorti di altri nel difendere le proprie informazioni critiche o i dati sensibili dall’immane oceano telematico di siti pirata o fantasmi, che si rivolge la criminalità del terzo millennio. Una criminalità atipica, che spesso non è neppure organizzata, ma formata da singoli o al massimo pochi “amici” che si attrezzano sfruttando le loro profonde conoscenze informatiche, per truffare, frodare o in ogni caso, commettere atti illegali. Altre volte invece, vere e proprie multinazionali del crimine sfruttano le potenzialità del web, per attrarre ignari navigatori nella loro rete truffaldina. Capita poi che, in alcuni casi, sono proprio i governi di alcune nazioni, che mettono sotto assedio la rete di nazioni concorrenti. La schiera dei reati commessi è varia. A partire dalla diffusione in rete, in canali insospettabili e molto nascosti, di filmati o immagini pedopornografiche. Si passa poi al furto di identità, utilizzandola per commettere altri reati, nascosti dietro la falsa identità, appunto, carpita fraudolentemente. Al phishing, letteralmente “spillaggio” mutuato dal termine “fishing” (pescare) che consiste nel rubare informazioni sensibili o credenziali personali ad ignari utenti con mail fraudolente in cui il malvivente si spaccia per una banca o un ufficio postale, ed invita il “cliente” a sostituire le password di accesso, al fine di evitare blocchi del conto o ritardi nell’uso dello stesso, cliccando su un link che poi re-indirizza il malcapitato ad un sito truffa. In questo modo, una volta ottenute le informazioni, il malvivente prosciuga seduta stante il conto della vittima. Altre volte, navigando sul web, si incappa in siti specchietto per allodole, che promettono viaggi od acquisti molto convenienti. Capita così che qualcuno, convinto di fare l’acquisto del secolo, abbocca, ritrovandosi, dopo aver pagato anticipatamente la somma richiesta, con un pugno di mosche. Altri mezzi sfruttati dai criminali, sono i social-network, dove capita sempre più spesso di trovare agevolmente informazioni personali e spesso sensibili, agevolando il furto di identità o la sostituzione di persona, o foto di minori, che poi vengono utlizzate per scopi non leciti. Ma la legge, in uno Stato di diritto come l’Italia, non sta certo a guardare. La polizia postale, ramo molto specializzato del corpo di polizia, impegna ogni giorno oltre 2.000 unità per contrastare questo tipo di fenomeni. Sul proprio sito, www.poliziadistato.it di recente è stato messo in rete un manuale scaricabile, contenente consigli utili per difendersi da simili reati. Consigli per lo più riguardanti le regole per una navigazione sicura, o di comportamenti più accorti, onde evitare di incappare in truffe via web. Ma vi sono anche consigli tecnici che spiegano come evitare di essere oggetto di virus informatici o trojan (cavalli di troia) che rubano a nostra insaputa password o credenziali d’accesso, ed ancora, consigli sugli antivirus da usare per proteggere il proprio pc. Oltre a ciò, gli agenti del reparto informatico sono impegnati anche a monitorare, navigando sotto copertura, il web, al fine di prevenire o reprimere crimini ben peggiori. È il caso di alcuni siti scoperti di recente dove si operavano scambi di materiale pedo-pornografico o altri che addestravano neo-terroristi a costruire armi fatte in casa, per poi commettere attentati. O siti che incitavano all’odio razziale o alla violenza sui più deboli o i “diversi”. È di pochi giorni fa la notizia della scoperta di un organizzazione internazionale finalizzata al phishing. La scoperta, fatta dal compartimento di Polizia postale e delle comunicazioni di Perugia, ha portato all’arresto di 17 persone, tra la Romania e le province di Milano, Padova e Novara con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al phishing. L’organizzazione criminale aveva truffato centinaia di persone con la subdola pratica anzidetta e il bottino così accumulato sfiorava il milione di euro. Gli agenti perugini, partendo da alcune segnalazioni, hanno ricostruito la traccia informatica delle transazioni, e sono risaliti agli autori, a tutt’oggi in carcere. Nel ribadire maggior accortezza da parte dei navigatori in rete, la polizia postale ricorda che la sostituzione di persona, l’accesso abusivo ai sistemi informatici o l’utilizzo non autorizzato dello stesso, l’uso e la detenzione di codici e password d’accesso altrui, sono tutti reati puniti con il carcere.

E su questo nuovo fronte di lotta alla criminalità è orientato da qualche tempo, l’attento e vigile occhio del legislatore, che come sempre interviene con decisione. Ma è opportuno l’uso di maggior accortezza da parte di noi utenti, e soprattutto evitare di lasciare i nostri piccoli sempre più soli dinanzi al computer, convinti che in tal modo “stiano tranquilli”.

 
 

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