QUOTIDIANO L'AVANTI

Venerdì 10 Settembre 2010
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Aborto: una conquista di civiltà - ALDO CHIARLE

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Il caro e vecchio compagno socialista Bruno Dezi, lettore da “sempre” del nostro Avanti!, e ora abbonato, ha nei giorni scorsi scritto una accorata lettera al nostro direttore Valter Lavitola (pubblicata in data 20 febbraio scorso) di protesta per un articolo pubblicato dal nostro Avanti!, nel quale il signor Antonio Grana intervista Francesco De Ruvo, coordinatore per l’Italia dell’Apostolato “Giovani per la vita” che afferma testualmente: “La vita stessa è la prima radicale ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio, denunciando ancora una volta, senza cedimenti sul piano del giudizio etico, il delitto dell’aborto”.Il mio caro Dezi termina la lettera scrivendo: “Con tutto il rispetto dovuto, in questi ultimi giorni mi è parso di leggere ‘L’Osservatore Romano’, o peggio ancora, l’‘Avvenire’”. La lettera è indirizzata al nostro direttore, ma ho chiesto il permesso di rispondere io, per due precisi motivi. Prima, però, mi sia permesso di ritornare indietro di molti anni, più di sessanta, nel 1947, quando al Parlamento venne approvata la Costituzione della Repubblica e in essa l’articolo 7, che ha inserito i Patti Lateranensi come erano stati firmati nel 1929, dal presidente del Consiglio fascista e dalla Chiesa Cattolica. Ero a Savona in quei giorni, e un amico comunista, come tutti i comunisti pieno di livore verso i socialisti, mi aggredì dicendomi che i socialisti avrebbero approvato l’inserimento del Concordato e che a difendere la laicità dello Stato sarebbero rimasti solo i comunisti. Vennero le votazioni: Togliatti in un discorso che conservo, affermò che il Pci avrebbe votato a favore, mentre a essere contrari rimasero, con una piccola pattuglia di liberali, solo i repubblicani e i socialisti. Lo stesso comunista dopo la votazione mi aggredì di nuovo, affermando che “i socialisti avevano votato contro per dividere la classe lavoratrice”, e mi coprì di insulti essendo io passato al Psli di Saragat tacciandomi di “social-traditore”. Ho ancora l’Avanti! di quei giorni e fu forse l’unico quotidiano che insorse contro l’asservimento dell’Italia allo Stato clericale della Città del Vaticano.Da allora sono passati molti anni e il Partito socialista si è scontrato apertamente con la parte cattolica su due problemi: quello dell’aborto e quello del divorzio. Due battaglie di civiltà portate avanti con coraggio dal Partito Socialista e dall’Avanti! in particolare, mentre anche su questi due “problemi” “l’Unità” esprimeva cautele. Ma la posizione dei socialisti era chiara e vincemmo le due battaglie, sia nelle votazioni parlamentari che nei successivi referendum. In molti articoli sostenevo, e giustamente, che erano due problemi di libertà e di civiltà: la legge non obbligava alcuno a divorziare o ad abortire, ma era per dare ad ogni cittadino, il diritto del “libero arbitrio”. Nelle vittorie parlamentari e nelle vittorie del referendum, l’Avanti! uscì a titoli cubitali, con l’orgoglio di aver portato avanti una conquista di libertà e di civiltà. Da allora sono passati molti anni, tanti. Io ho continuato a scrivere sull’Avanti!, scontrandomi fraternamente con Bettino Craxi, per il suo Concordato, perché sempre più fermamente convinto che i Concordati sono fra Chiesa e dittatura (vedi fascismo, vedi nazismo) e non certo fra democrazia e religione. Uno degli Avanti! che conservo con molto orgoglio è quello sul quale, dopo l’approvazione del concordato firmato da Craxi, ho pubblicato un articolo dal titolo “No al Concordato”, perché avendone parlato con Bettino, mi disse: “L’Avanti è anche tuo”. Molta acqua è passata sotto i ponti, ma ho sempre difeso con coraggio la laicità dello Stato, confortato da due giornalisti. Il primo è Indro Montanelli, che ripeteva sempre di “non avere il dono della fede” e il secondo è Vittorio Feltri che ha scritto su “Il Giornale” che dirige “di essere, grazie a Dio, ateo”. Ma sia Indro Montanelli in tutti gli anni della professione, sia Vittorio Feltri, hanno difeso sempre la laicità dello Stato, permettendo però sulle colonne dei loro giornali, di dare voce a tutte le posizioni religiose, con il massimo rispetto e con grande onestà intellettuale.I miei lettori lo sanno, io sono laico e non credente, ma non sono neppure ateo, piccola cosa sono e non sono quindi in grado di affermare con grande sicurezza una tesi o l’altra. Rimango fuori da questa discussione e la rimando al momento in cui riceverò l’ultima “cartolina” che, data la mia avanzata età, non può ormai tardare troppo. Sono un laico, ma con il massimo rispetto per ogni religione. Quando sono seduto al bar, con in testa il mio cappello di lana rosso, se passa una processione, di qualsiasi tendenza religiosa, mi alzo in piedi e mi tolgo il cappello, nel rispetto di coloro che credono e hanno il diritto di essere rispettati. Ma il mio compagno Dezi non ha tutti i torti, perché da qualche mese una “cappa” di fanatismo religioso sta piombando sulla nostra Italia. Vediamo qualche titolo di giornali: “Bioetica, attacco di Ratzinger: no a leggi arbitrarie e il Papa ribadisce che la vita va difesa sempre”; “Matrimonio fra gay, la rivolta dei vescovi: Bologna, monsignor Caffarra sostiene che non è cattolico, chi riconosce quelle nozze. Intervista con Giorgia Meloni: “Basta con gli aborti facili perché i figli non sono un lusso”. Ancora il ministro delle Politiche giovanili: “Più diritti per i padri, ma sul lavoro bisogna smettere di discriminare le mamme”. Intervista a Rino Fisichella: “Sulla eutanasia basta ritardi, serve subito una legge. Il presidente della Pontificia accademia per la vita: sbagliato dire che su questo tema non servono regole. Dare cibo ed acqua ad un malato è un dovere da sempre; l’amore vuole la vita e non la morte ed è sbagliato lasciare troppo spazio al pietismo”. “Etica e politica: biotestamento, la svolta sui malati terminali. La Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati cambia le regole: la nutrizione e l’idratazione potranno essere sospese in caso di pazienti senza speranza e destinati a morte certa; non è eutanasia e non vale per chi vive in stato vegetativo. Anche con questa nuova legge Eluana, avrebbe dovuto vivere”. “Politica e Chiesa: più soldi del governo alle scuole cattoliche: incontro chiarificatore fra Berlusconi e il cardinale Bertone dopo il caso Boffo”. Sono titoli di articoli pubblicati da molti giornali - “Corriere della Sera”, “Il Giornale”, “La Stampa” e “La Repubblica” e io sono sempre d’accordo per la loro pubblicazione perché i cattolici hanno il diritto di trovare sui giornali la posizione della loro Chiesa, perché la libertà di stampa senza la pluralità delle idee, non esiste.Sarà poi il lettore a scegliere la sua posizione ed agire di conseguenza. Libera è la Chiesa cattolica di fare propaganda contro l’aborto e libera di dirsi contraria al divorzio e io, se fossi cattolico, accetterei l’impostazione cattolica, come quando socialista (e lo sono tutt’ora) non condividevo la posizione politica del partito, ma se era stata votata democraticamente dalla maggioranza, mi sono sempre adeguato a seguirla, mantenendomi e dichiarandomi dissenziente. Però il dovere democratico è di non offendere mai l’avversario, rispettandone il punto di vista. Voltaire giustamente diceva: “Non condivido le tue idee, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di propagandarle”. Un conto è esprimere idee, e un altro è offendere l’avversario.I redattori dell’Avanti! hanno un compito gravoso; l’Avanti!, la cui uscita si deve al coraggio di Valter Lavitola, e al lavoro duro di un pugno di persone, a volte può incorrere in qualche errore. Io sono stato direttore responsabile di un giornale in Liguria e errori ne ho fatti tanti. L’articolo al quale fa cenno il mio caro compagno Bruno Dezi, l’ho letto attentamente e ho trovato nel suo contenuto una sublime difesa della vita, degna di un cattolico. Ma il suo firmatario ha commesso un grave errore: di parlare dell’aborto come “delitto”. L’aborto è legge di Stato, si può condividere o non condividere, ma nessuno ha il diritto di offendere chi è d’accordo sulla legge che è legge di Stato, e conseguentemente rinvio al mittente la parola delitto, perché delitto è offendere chi la pensa diversamente. L’articolo l’ho letto attentamente ed è giusto che anche i lettori dell’Avanti! conoscano il punto di vista di un cattolico. Ma quella parola “delitto” è abominevole e vorrei tanto che il signor Francesco Antonio Grana, che non sconosco e che non ho nessuna voglia di conoscere, chiedesse scusa per l’insulto.Non credo nella religione del “crocifisso”, ma non mi sono mai posto come obiettivo la lotta a questo simbolo religioso (che non è il mio), perché so quanto questo simbolo è compenetrante nella enorme maggioranza degli italiani, e poi mi pare che una vecchia disposizione di legge, mai abrogata, lo imponga negli uffici pubblici e nelle scuole. Con il compagno Bruno Dezi ho fatto discussioni lunghe molte ore, non sempre sono stato con lui d’accordo sul problema della “libertà di culto” che per me deve essere assoluta, senza però che la religione, qualsiasi sia, invada la sfera dello Stato. Cavour, diceva giustamente: “Libera Chiesa in libero Stato” e questa sarebbe la soluzione ideale, dove i soldi dello Stato servano solo per le scuole, per gli ospedali, per le case e non per contribuire alla costruzione delle chiese, perché la religione deve essere, secondo me, un grande ideale e devono essere solo i credenti a pagarne le spese; e penso che se fossi cattolico sarei orgoglioso di una simile soluzione. Ma il mio compagno Dezi, ha pubblicato sull’Avanti!, anche un’altra lettera, dal titolo “I danni del comunismo? A volte ritornano”. Condivido in pieno, al cento per cento, la sua analisi storica dal 1921 al 2010, meno il titolo del suo dire, perché, purtroppo, i danni del comunismo, non ritornano a volte, ma sempre! Caro Bruno, un forte abbraccio anche da parte del direttore Valter Lavitola e aggiungo: ti voglio bene!”.
 

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