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Lunedì 06 Settembre 2010
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“La riforma fiscale è indispensabile” - CARLO PARETO

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Basta parlare di “exit strategy”, la crisi c’è e il problema è come gestirla. Ad ogni modo l’Italia reggerà. È questo il messaggio lanciato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso del suo intervento al forum della Confcommercio a Cernobbio.Per il responsabile del Tesoro si parla “troppo della exit strategy dalla crisi economica, ma il problema è il management della crisi, la gestione. La configurazione della crisi è mutata – ha sottolineato Tremonti –, ma la crisi continua a girarci intorno”. Il ministro ha rimarcato che il governo “non poteva fare di più a causa del debito pubblico più alto che negli altri Paesi”, sottolineando: “Abbiamo fatto bene a rifiutare l’avventurismo, il deficitismo e il costruttivismo economico sperimentale che ci veniva proposto”. Quanto al “rischio inflazione”, per Tremonti “noi dipendiamo, più degli altri Stati, dalla esposizione debitoria energetica e da questa non si esce con il mulino a vento o con il ‘mulino bianco’. Questo dimostra per altro che la scelta del nucleare non è per nulla sbagliata o campata in aria”.Il titolare dell’Economia ha poi negato che sia progredita la pressione erariale: “Noi non abbiamo incrementato nessuna aliquota e non abbiamo introdotto nuove tasse. Se è aumentato l’introito numerario dai giochi, questo non significa che ci siano nuove imposte, ma è solo un beneficio per le casse statali, anche il gettito derivato dallo scudo fiscale non è conseguente a un neo balzello aggiuntivo. Sono cose che non vengono imposte a nessuno, le parole hanno un senso. L’Italia ha tenuto e terrà, non c’è stata una crisi sociale come invece poteva esserci”.Il professore è tornato quindi a puntare il dito contro il mondo della finanza: “Siamo arrivati a una situazione per cui i governi hanno dato alla finanza i soldi per salvarsi e la finanza usa quei soldi per speculare contro i governi stessi”. Poi, citando un articolo scritto nello scorso fine settimana per il “Corriere della sera”, “Le Monde” e “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il ministro dell’Economia ha risostenuto che “si è discusso anche abbastanza delle possibili modalità di uscita dall’attuale severa congiuntura ma la questione reale resta il management della crisi, perché nella sua configurazione, che è cambiata, la situazione di rischio continua a girarci intorno”. Tremonti ha quindi ribadito la necessità di imporre regole ai mercati finanziari. “Non avere regole non è affatto positivo, anzi è stato uno dei fattori scatenanti della crisi. È meglio avere regole europee per quanto riguarda il mercato che una assenza di regole. L’ideale sarebbe poter fare riferimento a regole universali – ha auspicato Tremonti - ma se questo non è possibile la cosa migliore e più intelligente da praticare è mettersi d’accordo e predisporre almeno regole europee”.Dal palco della Confcommercio, il ministro ha infine rilanciato la riforma del sistema fiscale, da fare entro due o tre anni. “È assolutamente indispensabile allineare il regime fiscale alla condizione economica e sociale del nostro Paese. Senza però svelare, al momento, i criteri ispiratori. È impossibile insistere con un sistema di mezzo secolo fa. L’attuale procedura fiscale è stata disegnata negli anni ‘60 ed è diventata legge negli anni ‘70, poi ci sono stati rattoppi che non l’hanno resa più giusta o più efficiente. È arrivato il momento – ha concluso Tremonti - perché questo sistema venga modificato”. In ogni caso “noi non abbiamo innalzato nessuna aliquota e non abbiamo immesso nel panorama impositivo nazionale ulteriori prelievi: sono, come riferito, lievitate le entrate dai giochi e il gettito proveniente dallo scudo fiscale che – ha precisato il professore - non configura una nuova imposta”.La revisione del regime fiscale è stata anche la prima richiesta dei commercianti. “Per irrobustire buoni fondamentali – ha spiegato il presidente Carlo Sangalli - la strada maestra rimane quella delle riforme necessarie, in particolare la rinnovata messa a punto del sistema del Fisco che, incrociandosi con la costruzione del federalismo fiscale, deve avere l’obiettivo di maggior semplicità e minor pressione fiscale complessiva”.Intanto, gli incentivi ai comparti in difficoltà saranno definiti nel corso del Consiglio dei ministri in programma venerdì prossimo. Saranno segnatamente destinati ai settori che risentono della crisi, ma che non hanno usufruito di aiuti negli anni scorsi. Tra i settori interessati ci saranno anche nautica e macchine agricole, ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Per la nautica, l’Esecutivo pensa a “incentivare gli stampi e i fuoribordo, che hanno subito maggiormente la crisi quest’anno”; sicuramente poi, ha detto Scajola, una parte consistente sarà dirottata verso “i macchinari agricoli, che servono al comparto. Questo significa non soltanto attenzione ma supporto al miglioramento della qualità della produzione agricola”. Il ministro ha poi confermato che si sta lavorando per la stesura definitiva del decreto legge: “Stiamo operando direttamente con il ministero dell’Economia sul testo, che è complicato, dobbiamo indirizzare le risorse disponibili ad incentivare il consumo dei settori maggiormente in crisi e anche rendere efficaci alcune dotazioni economiche per le aree industriali di crisi. Pensiamo di essere pronti per il prossimo Cdm”.Le nuove risorse dovrebbero pertanto ammontare a 300 milioni di euro, mentre verranno rifinalizzati gli 800 milioni di euro già stanziati nel Fondo per le aree sottoutilizzate non solamente per la banda larga, ma pure per altri interventi. A disposizione del ministero dello Sviluppo economico ci saranno poi oltre 400 milioni di euro per un fondo con l’obiettivo di fronteggiare le crisi aziendali. Ratificata formalmente l’attenzione per il “verde”. In base alla bozza del dl incentivi, la quota maggiore (216 milioni) sarebbe infatti finalizzata a interventi per “motocicli anche elettrici o ibridi, elettrodomestici e cucine componibili, abitazioni ad alta efficienza energetica, inverter e motori per nautica da diporto”. Un’altra quota, 71 milioni, per “rimorchi, semirimorchi, macchine per uso agricolo e industriale e gru a torre per l’edilizia”. Viene poi evidenziata una spesa massima di 13 milioni di euro anche “per gli interventi di pubblicità incrementali”, che hanno come finalità dichiarata lo “sviluppo del marketing”. Le misure nel dettaglio dovrebbero essere definite, così è segnato nella bozza, “con decreto di natura non regolamentare del ministro dello Sviluppo economico”.BRUNETTA - Concorsi pubblici “chiavi in mano” per porre un freno alle raccomandazioni e risparmiare tempo e denaro. È la nuova scommessa del ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, che punta ad offrire alle P.A. centrali e periferiche un servizio completo per la realizzazione dei concorsi. “Stiamo lanciando un programma che si chiamerà ‘Vinca il migliore’ e che collega Formez Italia con la Bocconi per offrire a tutti gli enti pubblici, centrali e periferici, dal piccolo comune al grande, il nostro servizio ‘chiavi in mano’ per la realizzazione di concorsi”. L’idea è quella di sgravare gli amministratori di un “peso” e liberarli da possibili pressioni. “Siamo in grado – ha affermato Brunetta - di fornire un servizio completo a costi ridotti, dalla preparazione del bando alla preselezione, dallo svolgimento delle prove alla certificazione fino alla proclamazione e alla formazione dei vincitori, per evitare che di volta in volta un’Amministrazione si metta a organizzare un’operazione di selezione senza neanche sapere da dove cominciare...”. Il tutto, ovviamente, in un’ottica di dematerializzazione e semplificazione.
 

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