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Venerdì 30 Luglio 2010
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Arbitrato, intesa anche senza la Cgil - CARLO PARETO

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Circa 30 parti sociali, fra rappresentanti delle associazioni sindacali e imprenditoriali, hanno recentemente siglato, nella sede del ministero del Lavoro di via Flavia a Roma, una dichiarazione di intenti, in cui “riconoscono l’utilità dell’arbitrato, scelto liberamente e in modo consapevole dalle parti, in quanto strumento idoneo a garantire una soluzione tempestiva delle controversie in materie di lavoro a favore della effettività delle tutele e della certezza del diritto”.Le parti si impegnano anche a definire con tempestività un avviso comune, escludendo però che “il ricorso dei contraenti alle clausole compromissorie poste al momento dell’assunzione possa riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro”. In pratica, in caso di licenziamento il lavoratore opterà liberamente se ricorrere a un arbitro, individuato di comune accordo con la controparte, o al giudice del lavoro. La dichiarazione d’intenti è stata sottoscritta tra gli altri da Cisl, Uil, Ugl, Cisal e Confsal, e da Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confapi, Confartigianato, Cna, Cia, Coldiretti, Confagricoltura oltre che da numerose altre organizzazioni sociali. Non hanno firmato invece la Cgil e la Lega delle Cooperative. “Il governo apprezza e condivide la dichiarazione delle parti sociali in materia di arbitrato per la risoluzione delle controversie sorte nel rapporto di lavoro”, ha dichiarato il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, al termine del tavolo al ministero.“In particolare, l’Esecutivo - ha proseguito il titolare del Welfare - sottolinea la fiducia espressa dalle parti nella convenienza dell’arbitrato tanto per le imprese quanto per i lavoratori. Il governo infine dichiara che rispetterà nei propri eventuali atti - ha aggiunto Sacconi - la posizione espressa dalle parti, secondo la quale la clausola compromissoria all’atto dell’assunzione non possa riguardare la risoluzione del rapporto di lavoro”.“Abbiamo fatto di tutto per accelerare i tempi e per sgonfiare il pallone gonfiato da chi ha fatto intendere che si volesse manomettere l’articolo 18”, ha dichiarato Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. È stato lo stesso leader sindacale, al tavolo convocato da Maurizio Sacconi, a presentare la proposta che ha poi raccolto l’adesione di quasi tutte le parti sociali che hanno partecipato al tavolo ad eccezione della sola Cgil. “Le normative da individuare - ha ribadito Bonanni - dovranno interessare esclusivamente i temi dell’arbitrato e non del licenziamento. Con questa esplicita affermazione si chiarisce definitivamente che tutta la questione sull’articolo 18 è stata montata ad arte e invece noi - ha concluso il numero uno della confederazione cattolica - dobbiamo mantenere la pace sociale per affrontare questa difficilissima crisi”.INPS - Nel corso del 2009 l’Inps ha recuperato crediti per oltre 4 miliardi e mezzo, per l’esattezza 4,6 miliardi di euro che vuol dire il 65,9% in più rispetto al 2008. È uno dei capitoli di contrasto all’evasione contributiva, che conta anche delle attività di vigilanza e di accertamento. Sui dati di cassa che si stanno chiudendo in queste settimane, il presidente dell’Ente assicuratore, Antonio Mastrapasqua, ha commentato così: “Nel corso dell’anno appena passato l’Istituto è riuscito a reintroitare risorse aggiuntive che consentiranno di presentare un bilancio assai positivo al prossimo appuntamento del Rapporto annuale in programma il 27 aprile. Il capitolo del recupero crediti è tra quelli in cui è più evidente l’intervento attivo dell’Inps, la sua rinnovata efficienza e la sua attenzione a svolgere in pieno la sua missione al servizio del Paese, anche nella fase di riacquisizione di risorse da mettere a disposizione della collettività”.Il riottenimento dei 4,6 miliardi di recupero crediti è avvenuto nel 2009 in gran parte per via diretta amministrativa: 2,8 miliardi, contro 1,5 del 2008, con un incremento di quasi l’82%. Il restante miliardo e 800 milioni (contro 1,2 miliardi del 2008) reincassato durante il 2009 è frutto dell’attività dei concessionari dell’Ente previdenziale. L’efficienza dei controlli effettuati dall’Inps ha messo in luce la disponibilità dei contribuenti ritardatari a regolare i propri conti con l’Istituto prima dell’emissione delle cartelle esattoriali. Oltre all’attività di recupero crediti, la lotta dell’Ente contro gli evasori seguirà nel corso del 2010 altri due versanti: “I nostri ispettori accentueranno nel corso di quest’anno l’azione di contrasto al lavoro nero, che vuol dire assicurare i diritti ai lavoratori e reintroitare i dovuti oneri contributivi delle aziende – ha aggiunto il presidente dell’Inps, Mastrapasqua – se l’anno scorso abbiamo accertato oltre 1,5 miliardi di euro di quote assicurative evase, nel 2010 l’obiettivo è ancora più ambizioso. Ma c’è un nuovo fronte aperto di contrasto all’evasione: l’accertamento nei confronti di imprese e lavoratori autonomi che non risultano iscritti all’Inps. Alla fine del 2009 abbiamo messo a punto un campione di 45mila soggetti controllati. Nel corso del 2010 andremo a verificare oltre 650mila soggetti. Stimiamo di poter reperire dall’operazione almeno due miliardi di euro”.Dalla somma delle nuove attività di recupero crediti, dal controllo sul lavoro nero e dall’attività di accertamento, nel corso del 2010 l’Inps ipotizza di poter recuperare almeno 8 miliardi di euro da chi ha evaso l’obbligo del contributo previdenziale.
 

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